Pera: sull’appello la migliore riforma

Anna Maria Greco

da Roma

Marcello Pera ne dà anche un giudizio estetico: «Quella sull'inappellabilità è una delle più belle leggi di riforma della giustizia che io abbia visto in questa legislatura». Il presidente del Senato, intervistato da Giancarlo Santalmassi su Radio 24, esprime la sua incondizionata approvazione alle norme che oggi l’aula di palazzo Madama dovrebbe approvare definitivamente. Dopo il sì della Camera, questo avverrà malgrado lo scioglimento del Parlamento e per la Cdl è una battaglia che non si può perdere.
La «bellezza» di cui parla Pera sta nella stessa ratio del provvedimento che cancella l’appello dopo l’assoluzione in primo grado, prevedendo solo il ricorso in Cassazione. «Lo Stato - spiega il numero uno del Senato - persegue un cittadino perché ritiene che abbia commesso un reato e si avvale di tutti i suoi strumenti repressivi, come la polizia che fa le indagini, e poi giudica che il cittadino sia colpevole. A quel punto lo Stato prende il cittadino e lo porta davanti a un giudice, che la nostra Costituzione definisce terzo e imparziale. Il giudice imparziale esamina quell'imputato, in contraddittorio l'accusa e la difesa, e poi lo trova innocente. A quel punto, il cittadino ha finito e lo Stato non ha più ragione di continuare a perseguirlo».
Secondo Pera, dunque, la legge Pecorella è «una norma di civiltà» che cancella l'anomalia solo italiana («sembra la pizza») dell'appello del pm che può diventare persecuzione e accanimento. «Ma per quanto tempo - si chiede Pera - si deve perseguire un cittadino? Il giudizio non deve essere un calvario senza limiti temporali».
Il presidente del Senato ed esponente di Forza Italia ricorda che questo principio ha trovato anche in passato sostenitori nella stessa magistratura vicina al centrosinistra. Un esempio per tutti: l’ex padre di Mani pulite e ora candidato nei Ds Gerardo D'Ambrosio, si è detto favorevole all'inappellabilità di tutte le sentenze di primo grado.
Nell’Unione c’è chi stigmatizza subito l’intervento di Pera, dicendo che «da arbitro diventa giocatore a pieno titolo, contravvenendo a ogni regola istituzionale». Lo dice il senatore della Margherita Mario Cavallaro: «Il presidente del Senato chiude la legislatura così come l'aveva iniziata». Il fatto che Pera parli della Pecorella «come una perla del diritto», proprio non gli va giù. «Un testo rinviato dal capo dello Stato - dice Cavallaro - avrebbe dovuto essere rivisto ed eventualmente approvato in un parlamento nella pienezza delle sue funzioni. Così non sarà. Perché il presidente del Senato piuttosto che farsi garante delle regole preferisce contribuire a mettere una pietra sul processo Sme ed evitare che si possa fare piena chiarezza su quella vicenda».