Perché le donne non capiscono il jazz

Scena uno: un ragazzo e una ragazza in automobile. Lui sintonizza sulla radio una stazione di musica metal. Lei sbuffa, gioca con la manopola finché gli altoparlanti non emettono l’ultimo brano di James Blunt. Lui alza gli occhi al cielo: era meglio il silenzio. Scena due: un gruppo di amici discute di musica. Ben presto le ragazze del gruppo sono tagliate fuori dai tecnicismi dei ragazzi: a fronte della cronologia esatta della storia delle band o delle nozioni sugli amplificatori dei bassi, possono solo affermare che a loro «quel pezzo piace». Due scenette inventate di sana pianta, ma che a tutti sarà prima o poi capitato di vivere.
Ovviamente a tanti ragazzi piace il pop melodico di Blunt e altrettante ragazze hanno una conoscenza enciclopedica del mondo musicale. Ma che uomini e donne si approccino alla musica in modo differente è un luogo comune troppo radicato per non avere un fondo di verità; e per non accendere ancora oggi polemiche.
Recentemente la Bbc è stata sommersa di e-mail e telefonate di protesta a seguito del cambiamento del conduttore del programma «6Music» (500mila ascoltatori alla settimana). Le rimostranze vertevano soprattutto sul fatto che il nuovo dj, Gorge Lamb, avrebbe tradito la missione storica del programma, orientato sulla musica pura, per dare più spazio ai pettegolezzi del mondo musicale e a «chiacchiericcio non professionale». Quasi tutti hanno richiesto il ritorno del precedente conduttore, che condiva le trasmissioni con tantissime informazioni tecniche: in che studio sono avvenute le registrazioni, chi sono i produttori, che arrangiamenti e in quali chiavi musicali sono eseguiti.
Lesley Douglas, la dirigente che supervisiona i programmi musicali della Bbc, ha difeso la sua scelta dicendo che intende avvicinare le donne al mondo della musica. Secondo la Douglas infatti le donne ascoltano in modo più emozionale, mentre gli uomini in modo più cerebrale. Da qui la scelta di tagliare il tecnicismo precedentemente dato al programma, che era «troppo orientato verso un uditorio maschile». E qui è esploso il dibattito, che ha trovato ampio spazio su quasi tutti i maggiori quotidiani britannici. Senza peraltro arrivare ancora a un punto fermo. La domanda è più viva che mai: le donne e gli uomini «vivono» la musica in modo diverso?