Perché Epifani non può dire: "State attenti"

Il segretario della Cgil usa toni minacciosi contro la riforma del governo sulle proteste sindacali. Un linguaggio che ricorda quello politicamente scorretto del noglobal Caruso. E che talvolta è l'anticamera del martirio politico

Caro Guglielmo Epifani, non lo faccia. Non si metta a scherzare sul filo del politicamente scorretto, e del penalmente rilevante, come faceva l’onorevole Francesco Caruso, quello che si vantava (per scherzo) di coltivare piantine di marijuana nei vasi del giardino di Montecitorio, e che prometteva pallottole (davvero) ai giuslavoristi perbene, e agli avversari politici. Lei è una persona seria, un socialista riformista, lei non si può permettere di diventare un giocoliere di parole come gli agitatori di piazza, lei non può certo aver dimenticato che Marco Biagi.

La demonizzazione politica, in un Paese di istituzioni fragili come il nostro è sempre l’anticamera del martirio fisico, accadde per Aldo Moro, per Vittorio Bachelet, per Massimo D’Antona, e per tanti altri che purtroppo sono entrati nelle commemorazioni commosse, dopo essere stati vilipesi e irrisi da vivi. Lei, che è una persona seria e responsabile, caro Epifani, non può ricorrere alle parole che alludono e minacciano, lei no. Lei non può dire al governo che deve stare attento. Attento a cosa? Attenti si sta per strada, nei vicoli bui, attenti si sta in piazza, quando ci sono gli irresponsabili che giocano con il fuoco, inscenando riti violenti e ludici, caroselli con le forze dell’ordine.

Attenti vuol dire che si è minacciati, attenti è una minaccia. Lei che è l’erede di sindacalisti che hanno preso bulloni in testa, perché c’erano degli irresponsabili che dicevano alla Cgil di stare attenta, perché i contratti non andavano firmati, non può diventare oggi uno che cammina sul filo dell’ambiguità che può far male. Gentile segretario Epifani non faccia finta di non saperlo. In questo Paese non si è mai spento il vento massimalista che vorrebbe portare ogni trattativa al muro contro muro, ogni contratto allo scontro di civiltà con la controparte, ridurre ogni controversia politica a una minaccia di regime, all’anteprima di uno scenario orwelliano.

Non ci si metta, anche lei, segretario: ci spieghi come è possibile che il sindacato di Bruno Trentin e Luciano Lama sia diventato un supercobas capace solo di dire no. Ecco perché quando vediamo che lei scrive che il governo deve stare «molto attento», anche noi vorremmo risponderle altrettanto. Non lo facciamo, perché in questo Paese le parole sono pietre. Ma vorremmo solo ricordarle che, quando al governo c’era il centrosinistra, lei e il suo gruppo dirigente usavate altri toni, sostenevate altre proposte, non minacciavate nessuno e parlavate un’altra lingua, quella del possibile e delle riforme. Se lei è uno che diffida dei rivoluzionari che diventano moderati a fine vita, pensiamo che lei debba convenire che sono peggio i moderati che si scoprono incendiari a cinquant’anni. I primi, almeno, non scherzano mai con il fuoco.