«Perché fornire acqua e luce gratis nei campi dove chi ci abita dichiara di non lavorare?»

Agosto si avvicina, e con agosto si approssima l’ora dei Villaggi rom della solidarietà. Destinati a spuntare in periferia all’improvviso, all’alba e in poche ore, meglio se vicino a un supermercato o a un terminal. Dove sorgeranno? Uno dei luoghi indiziati, su denuncia del comitato residenti, potrebbe essere Ponte di Nona, fra la Collatina e l’Acqua Vergine (VIII municipio). A due passi dal centro commerciale Roma Est. Giorni fa il portavoce del comitato, Massimo Mancuso, ha indirizzato una lettera aperta al sindaco.
«Egregio Sindaco, - scrive Mancuso - mi è venuta voglia di scriverle dopo aver letto su un quotidiano la sua esternazione indignata, con cui dichiarava che è una “vergogna che siano messe in giro voci infondate sull’apertura di nuovi campi Rom”, e ribadiva che è “puro allarmismo a scopo politico”. Mi scusi, ma non è stato lei che ha firmato un patto per la legalità col ministro Amato? Non è lei che vuole costruire 4 Villaggi della solidarietà, con mille rom ognuno, da decentrare fuori del raccordo in aree di proprietà del Comune o del Demanio? Non è lei che ha nominato una commissione per trovare le suddette aree e per attrezzarle al costo di 11 milioni d’euro, soldi che i romani dovranno pagare? Allora, credo che alla luce di questi fatti, l’allarmismo della gente sia giustificato in quanto nessun quartiere è disposto ad accettare una convivenza da lei imposta senza nessuna concertazione».
Mancuso ricorda l’esperienza del campo attrezzato di Salone, dove vive una comunità di circa 2mila rom di cui 1.200 censiti: «Il Comune ha realizzato delle confortevoli casette con aria condizionata per l’estate e pompa di calore per l’inverno, dove non si paga nulla: luce, gas, canone tv. Lo scorso anno addirittura il Comune ha istallato in quel campo una piscina. Quest’anno un kinder park per i bambini e tre splendide tensostrutture. La domanda sorge spontanea: ma se uno non lavora, perché ha diritto a strutture di svago per il tempo libero?».
Mancuso punta il dito sulla stazione di Salone, «che è stata chiusa per motivi di ordine pubblico, privando i residenti di un mezzo per raggiungere il luogo di lavoro. Salone, prima di essere attrezzato, era un campo lager nucleo di attività criminali e deposito di refurtiva, soprattutto auto. Oggi, nonostante il campo sia definibile un Rom Village e quindi comodo, pulito e addirittura vigilato, continua ad essere ricettacolo di delinquenti e refurtiva».
«Perché, Sindaco, non cerca d’impiegare i rom in lavori socialmente utili, tipo spazzare le strade o pulire i muri, in modo che possano ripagare l’ospitalità? Si parla tanto di evasione fiscale, perché non verifica il tenore di vita di alcuni rom che hanno auto di lusso e oggetti d’oro? Perché, non viene ad abitare in periferia per un po’ di tempo, lasciando la sua prestigiosa casa d’epoca? Così si potrà rendere conto di questa Roma che ogni giorno lotta per i problemi di viabilità, di sicurezza e mancanza di servizi, al contrario di come recita tanta pubblicità che appare sui quotidiani e che decanta case da sogno in periferie, servite come il centro di Parigi? Può scegliere una qualsiasi periferia, più o meno hanno tutte lo stesso problema. Tra l’altro, Sindaco, lei è stato più volte vanamente invitato da queste parti...». A meno che non si voglia attribuire la tessera di An o Fi a qualsiasi voce di dissenso che si leva dalla città, la lettera fotografa alla perfezione l’atmosfera che regna in periferia.