«Perché Gargano è in carcere?»

I senatori: «Arresto ingiustificato, non ci sono prove»

Qualche giorno fa era andato a fargli visita in carcere e non gli aveva fatto per niente una buona impressione. Il senatore di Forza Italia Angelo Maria Cicolani aveva trovato il collega di partito Giulio Gargano, consigliere regionale ed ex assessore ai Trasporti, in cella a Regina Coeli dal 7 luglio scorso perché ritenuto coinvolto nello scaldalo della truffa alle Asl, dimagrito, depresso, in preda a frequenti attacchi cardiaci e di panico. Tanto è bastato a convincerlo che fosse necessario fare qualcosa. Così, dopo essersi informato sullo stato dell’inchiesta e in particolare sulla posizione di Gargano, Cicolani ha preso carta e penna e scritto un’interrogazione parlamentare al ministro della Giustizia Clemente Mastella, firmata insieme al senatore Roberto Centaro, in cui chiede come mai il consigliere regionale, «in assenza dei presupposti di legge», sia l’unico degli indagati dell’inchiesta ancora detenuto, pur avendo sempre respinto ogni accusa.
Diversi i motivi per i quali, a detta dei due senatori, Gargano non dovrebbe trovarsi a Regina Coeli. A cominciare dal fatto che, a parte le parole di Anna Iannuzzi, soprannominata Lady Asl, contro di lui non ci sarebbero prove tali da rendere necessaria la custodia cautelare, tanto meno esisterebbero i presupposti per giustificare il carcere. Gargano deve rispondere di associazione a delinquere finalizzata alla corruzione: secondo la Procura, nel periodo in cui era assessore alla Regione, avrebbe preso denaro da Lady Asl in cambio di favori e convenzioni legate a prestazioni assistenziali. Ma per Cicolani e Centaro di questo flusso di denaro non ci sarebbe traccia nei movimenti bancari della Iannuzzi e delle sue società. «Gargano - si legge nell’interrogazione - ha dimostrato di non essere mai stato assessore alla Sanità e di essere risultato assente dalle riunioni di giunta nel corso delle quali sono stati adottati i provvedimenti oggetto dell’ipotetica corruzione».
C’è poi un altro aspetto non secondario messo in luce dai senatori: «I reati che gli vengono contestati - scrivono - rientrano tutti nell’indulto per cui, ove anche fosse condannato, non tornerebbe più in carcere. Malgrado ciò l’autorità giudiziaria rifiuta di rimetterlo in libertà». Per Cicolani e Centaro, dunque, la detenzione di Gargano «non risulta in alcun modo giustificabile». «L’autonomia e l’indipendenza dei magistrati - osservano - non può che svolgersi all’interno del dettato normativo e non può tradursi in alcuna discrezionalità». Nei confronti di altri indagati coinvolti in casi analoghi, non mancano di sottolineare i due senatori, si è ricorsi a soluzioni meno restrittive o punitive.