Perché i due restano in carcere

Restano in carcere Karol Racz e Alexandru Loyos Isztoika, i due romeni accusati dello stupro di una ragazzina di 15 anni avvenuto sabato scorso nel parco romano della Caffarella. Lo ha deciso il gip Valerio Savio che ha convalidato il fermo dei due cittadini stranieri ed emesso la contestuale ordinanza di custodia cautelare in carcere. Il gip ha quindi accolto la richiesta del pm Vincenzo Barba. Restano in carcere perché, è scritto nell’ordinanza, è ritenuto che «nel caso sussistano effettive attuali “specifiche ed inderogabili esigenze attinenti alle indagini” relative ai fatti per cui si procede, “in relazione a situazioni di concreto ed attuale pericolo per l’acquisizione o la genuinità della prova”, e sussitano quindi le esigenze cautelari, desumibili dal fatto che devono nei prossimi giorni essere verificate le prove di alibi allegate dagli indagati, identificando prima e ascoltando poi le persone dagli stessi indicate (seppure solo per nome) come in grado di testimoniare la loro presenza al campo di Torrevecchia nel pomeriggio del 14.2.2009, persone che potrebbero essere contattate dagli indagati, per inquinarne le dichiarazioni». Esiste anche, secondo gli inquirenti, «effettivo attuale e reale pericolo che le persone indagate si diano alla fuga, pericolo sussistente altresì al momento dei disposti fermi, pericolo evitabile solo con la custodia cautelare in carcere, ricavabile da concreti elementi di fatto». Esisterebbe inoltre «il concreto pericolo che le persone indagate commettano reati della stessa specie e quindi della stessa indole di quelli per cui si procede e per i quali sia prevista pena edittale massima non inferiore a ai quattro anni di reclusione, pericolo ricavabile in tuta evidenza dalle specifiche circostanze dei fatti per cui si procede».