Ma perché i nostalgici del Grifo non se la prendono con i dirigenti?

Caro Lussana, per uno come me che considera il calcio come un gioco di piedi ormai totalmente sfuggito al buon senso le continue lamentele dei genoani su queste pagine incominciano francamente a stancare. La nonna ultras che «rivendica la città al Grifone» è certamente comprensibile: come gran parte degli anziani è proiettata al passato ed in questo è coerente con lo status quo di Genova, una città vecchia, statica e decadente, che si mantiene «superba» soltanto per quanto riguarda la nostalgia di ciò che è stata. Il Genoa, come Genova, è un nobile decaduto che continua a credersi l’ombelico del mondo e si autoalimenta di illusioni. Mi meraviglia che nessuno ad ora se la prenda con una dirigenza per lo meno sciagurata, già passata attraverso il fallimento di due squadre calcistiche ed indagata per bancarotta fraudolenta e tanto «bizzarra» da compromettere una promozione indubbiamente meritata sul campo. Resta il fatto che se è proprio indispensabile (panem et circenses) gestire una società di calcio, il minimo che ci si deve attendere è che il bilancio spese-risultati sia positivo. E questo checché ne dicano gli ultras genoani, è la realtà della Sampdoria. In chiusura non posso fare a meno di constatare che col bilancio annuo di gestione di una squadretta calcistica tipo Genoa sarebbe possibile mandare avanti un istituto di ricerca bio-medica sia pur piccolo, ma con grandi prospettive di creare valore aggiunto. Qual è il valore aggiunto di una società di calcio, a parte quello di cui si giova il portafoglio di qualche decina di giovanotti pedatori?