Ma perché in Italia non esiste un Museo del Libro? Proviamo a parlarne

Nel Paese dal più alto "tasso" di patrimonio culturale del mondo ci sono istituzioni che celebrano di tutto, ma non lo "strumento" primo del sapere. E neppure Milano, capitale dell'editoria, ha qualcosa del genere. Ora però un librario ha avuto una "strana" idea...

Sembra impossibile, nessuno neppure ci fa caso, ma in Italia non esiste un Museo dell'editoria. Esiste il museo del vino, quello della civiltà contadina, del design naturalmente, ma non dell'editoria. Non esiste neppure qualcosa di simile - cosa ancora più grave - a Milano, da sempre capitale del libro e dell'editoria (se per questo non c'è neanche una fiera o un salone del libro degno di tale nome, ad esclusione dei tentativi di Marcello Dell'Utri, ma questa è un'altra storia...). Rimane il fatto che tutti vorrebbero un Museo dell'editoria, tutti ne lamentano l'assenza, ma di fatto nessuno si è mai mosso concretamente. Tanto più, che ogni giorno che passa si rischia di «giocarsi» qualche grossa collezione libraria che - non avendo uno spazio in cui essere collocata - finisce inevitabilmente nelle mani di privati, e quindi sottochiave, o peggio ancora all'estero. E i casi non si contano (del resto lo stesso “tesoro” di carta di Giuseppe Pontiggia è chiuso nelle casse è in attesa di essere “sfruttato”). Ma per fortuna qualcuno che davvero ha tentato, e continua a tentare, di fare qualcosa per creare un Museo del libro e dell'editoria del Novecento, c'è. È un personaggio molto noto nell'«ambiente»: il libraio antiquario Andrea Tomasetig, che da anni si batte per trovare una “casa” dignitosa a tutte quelle straordinarie collezioni che per lavoro (è uno dei migliori intermediari esistenti nel mercato del libro) gli passano per le mani. Un'occasione per (ri)parlare di questo folle e straordinario (e necessario) progetto, è la tavola rotonda che si terrà martedì 3 febbraio a Milano (ore 17, in Galleria Aiap, via Ponchielli 3) sul tema «Grafica editoriale del '900: un'eccellenza del Made in Italy» alla quale partecipa un vero “parterre de roi”: Giorgio Conti, dell'Università Ca' Foscari di Venezia; Mario Piazza, del Politecnico di Milano; Anna Steiner, dell'Archivio Albe e Lica Steiner; lo stesso Tomasetig e il critico Gillo Dorfles. Lo spunto è la grande mostra dedicata alla collezione Elia Barbiani-Giorgio Conti sulla grafica editoriale italiana dal 1945 ad oggi dal titolo «Vestire il libro» in corso alla Biblioteca comunale di Gorgonzola (fino all'8 febbraio): una collezione unica nel suo genere per completezza e dimensioni (oltre 3.500 volumi). Il centro della discussione, però, sarà come detto il progetto, presentato da Tomasetig, del primo Museo del libro e della lettura in Italia interamente dedicato al Novecento che potrebbe avere una “base” di partenza, fra le altre collezioni, proprio sulla raccolta Barbiani-Conti, ma anche sullo straordinario archivio editoriale Bruno Munari riunito da Giancarlo Baccoli e sulla collezione Gianni Manzo che raccoglie capolavori del libro futurista e delle altre avanguardie. Un'idea, quella del Museo del libro, che non poteva essere ri-lanciata se non a Milano, la città della rivoluzione tipografica futurista, la città di Bruno Munari e la riconosciuta capitale dell'editoria. L'obiettivo è di fare del libro uno strumento privilegiato di promozione culturale del made in Italy in vista dell'Expo 2015.