«Perché della Juve parlate poco e quasi sempre male?»

Caro direttore,
compro e leggo il Giornale da sempre e per questo lo sento anche un po’ mio. Ti scrivo per tentare di migliorarlo e ti segnalo una pecca grande così: la pagina sportiva. Immagino che già lo sappiate che sia di livello non paragonabile nemmeno lontanamente al resto del quotidiano e immagino già il suo pensiero: «Siamo un giornale prevalentemente politico e sociale, cosa interesserà ai nostri lettori lo sport...». Vero. Ma perché si parla solo di Inter (sempre bene, mai aiutata dagli arbitri, e qui si nega anche l'evidenza), Milan, a volte bene, e (poco) di Juve (male oltretutto)? Per metterla sul ridere la nostra pagina sportiva sta al giornale come Raitre alla Rai. Meno provincialismo suvvia , il Giornale lo compriamo per fortuna in tutta Italia! Per fare un esempio, l'ultimo di una serie lunghissima: l'articolo di lunedì sulla Juve. L'autore stronca Giovinco, paragonandolo a Cassano che, lui sì, sarebbe da Juve. Ok, potrebbe aver ragione, però che Cassano ha giocato di punta e Giovinco da esterno sinistro (ruolo palesemente non adatto alle sue caratteristiche. Insomma un articolo superficiale. Non pretendo il licenziamento di tutta la redazione, per carità, però una bella strigliatina e un invito a un impegno maggiore in termini di obiettività non sarebbe fuori luogo.

Caro Michele ho il vago sospetto che lei sia juventino. Eppure provo per lei una vaga simpatia: sarà grave? Scherzo, ovviamente. Anche il nostro mitico caporedattore centrale, Mario Celi, del resto, è juventino e insieme simpatico, nonostante sia la settimana che porta al derby. Dico di più: è così onesto che non ruberebbe uno spillo, figurarsi un calcio di rigore. E adesso vorrei chiedere la cortesia a tutti gli amici bianconeri di non invadermi di lettere indignate: l’altra settimana ho pure rilasciato una amichevole intervista via Internet a uno Juventus Club intitolato ad Alex Del Piero. Vale come attenuante? La premessa sulla mia fede calcistica (granata fino al midollo) è d’obbligo perché, caro Michele, chiedere l’obiettività del giornalismo sportivo è come chiedere a un lupo di diventare vegetariano. Primo: perché l’obiettività nel giornalismo non esiste, al massimo esiste l’onestà intellettuale. Secondo: perché anche se noi fossimo il Wall Street Journal del football, la Consob del tirocross, l’asetticità fatta 4-3-3, ebbene, anche in quel caso i tifosi della Juve ci troverebbero interisti, quelli dell’Inter troppo milanisti, quelli del Milan troppo chilosà. Lei dice che parliamo sempre bene dell’Inter? Le potrei opporre decine di lettere di interisti infuriati perché dicono che invece siamo troppo severi. Lei dice che trascuriamo la Juve? Potrei opporre decine di milanisti che ci accusano di essere un po’ gobbi. E avanti di questo passo. Comunque le lettere di rimprovero fanno sempre bene. La prendo sul serio, caro Michele. Perché il calcio è una cosa seria e perché non è vero che un giornale politico deve prendere sottogamba la sezione sportiva. Da quando questo «Giornale» ha deciso di uscire al lunedì, le cronache sportive sono state seguite sempre con la massima attenzione. E continueremo a farlo perché i colleghi della redazione sportiva, a cominciare dal Ct Marco Lombardo, sono bravissimi. Altro che licenziarli: me li tengo stretti. Al massimo li inviterò a riflettere, come ho fatto io, sulle sue parole. E a cercare di essere il più possibili obiettivi, su tutti i giocatori. A cominciare da quella schiappa bianconera di Giovinco.