Perché l'antipolitica colpisce la sinistra

Si sta davvero alzando un ciclone antipolitico che travolgerà l'intero sistema politico, messo in berlina dalle intercettazioni telefoniche? È vero che il discredito delle rivelazioni tocca senza riguardi l'intero ceto politico, di centrodestra come di centrosinistra? Siamo davvero di fronte a un complotto contro il governo e la maggioranza?

A me non pare che tali interrogativi meritino una risposta affermativa, tale da avallare quel che importanti settori politici e giornalistici vanno scrivendo e proclamando di questi giorni sui giornali e in tivù: il fatto cioè che da una parte, sotto accusa, vi sarebbe tutta la politica, mentre dall'altra l'accusatore si presenterebbe con le sembianze di un inarrestabile movimento antipolitico che tutto potrebbe travolgere.

La realtà è ben diversa. È molto più probabile che l'opinione pubblica si indigni e si ribelli non già contro tutto e tutti ma solo perché si rende ormai conto che una certa politica attua una potente invasione di campo sul terreno economico e finanziario che in una società di persone libere e responsabili dovrebbe essere immune dalla mano pubblica e ancor più dalla mano partitica. In Italia, invece, ogni giorno di più si scopre che la realtà è di tutt'altro tipo non solo negli affari locali ma anche nelle grandi vicende nazionali che segnano la qualità dell'economia e dello sviluppo di un Paese; e che il colore politico dell'invasione di campo accentuatasi nell'ultima stagione è un rosso talmente evidente che porta la firma dei vertici della Quercia e dell'Unione.

Non sono io a fare la semplice osservazione. Lo ha scritto, tra i tanti quotidiani esteri, anche l'autorevole Wall Street Journal sottolineando come l'Italia del centrosinistra è intervenuta, più o meno occultamente, a turbare il mercato in casi come il ripristino del controllo statale su Telecom e l'intromissione nel negoziato Abertis-Autostrade, prima ancora che nelle scalate della Bnl, della Banca Antonveneta e della Rcs-Corriere della Sera, di cui è stata protagonista l'Unipol, regina finanziaria della cooperazione rossa. Qui, non sto parlando di reati di cui deve occuparsi esclusivamente la magistratura; né della privacy che va tutelata molto meglio di oggi; né delle garanzie individuali che vanno preservate dai giustizialismi d'ogni risma. Sto solo sostenendo che quella cosa che oggi è chiamata genericamente antipolitica, a cui si attribuisce di tutto, è un falso mito. La verità invece è che il discredito montante si indirizza contro chi presumeva di essere antropologicamente diverso, cioè la sinistra di tradizione comunista, la quale è oggi sorpresa a pervertire profondamente la distinzione tra politica, economia e finanza che dovrebbe essere la regola prima di una società democratica immune dagli abusi di potere.
m.teodori@mclink.it