«Perché Menezes non fu fermato?»

da Londra

L’Evening Standard di ieri, che pubblica foto del giovane brasiliano Jean Charles de Menezes in vacanza a Parigi appena qualche settimana prima di essere ucciso con cinque colpi a bruciapelo dalla polizia, individua le domande su cui ruota l’inchiesta di Scotland Yard e della commissione indipendente che si attiva quando la polizia ammazza qualcuno. I tre agenti coinvolti nell’incidente restano in servizio, ma non possono portare armi: rischiano un’accusa di omicidio, mentre sulla polizia pende il rischio di una causa da parte della famiglia di Menezes.
1) Perché Menezes era considerato un sospetto? Per il giornale, carte trovate in uno degli zaini inesplosi del 21 luglio portavano al palazzo dove vive il giovane e la cosa insospettì gli agenti, che tenevano d’occhio l’edificio a causa di un cappotto piuttosto pesante che egli indossava, nonostante il caldo estivo.
2) Perché gli fu consentito di prendere un autobus da casa sua alla fermata di Stockwell? È una degli interrogativi più pesanti per gli agenti. Se temevano si trattasse di un kamikaze pronto ad entrare in azione, perché non lo fermarono prima che salisse sul mezzo pubblico? «Se avesse avuto una bomba addosso, poteva farla esplodere sull’autobus», ha commentato il cugino della vittima, Alex Pereira.
3) Perché è scappato davanti ai poliziotti? La Bbc rivela che Menezes aveva un visto da studente scaduto, circostanza però smentita da Scotland Yard. Resta da chiarire che tipo di avvertimento gli diede la polizia, o addirittura se ci fu un avvertimento, o se gli agenti si misero solo ad inseguirlo.
4) Come riuscì a salire sul treno della Northern Line? I poliziotti avrebbero potuto colpirlo prima, anche se il loro scopo era, oltre che proteggere la gente, vedere se si incontrava con qualcuno.
5) Chi autorizzò a sparare per uccidere? Resta da chiarire l’ordine fu dato da Scotland Yard, o dal capo dell’unità che seguiva Menezes.