Perché Microsoft accetterà le nostre regole

La Ue conferma la multa da mezzo miliardo di euro. Ma chi ha vinto davvero? I concorrenti, i consumatori o l’Europa?

Non solo in Italia le cause vanno per le lunghe e arrivano alla sentenza definitiva quando ormai dell’origine del reato si è quasi persa memoria. Quel che è avvenuto nel centro dell’Europa, con una multa di mezzo miliardo di euro a Microsoft per abuso di posizione dominante per aver incorporato il suo player audio e video direttamente nel sistema operativo, ha avuto origine nello scorso millennio. Multa e processo ormai inutili, quindi, visto che non resuscitano certo il “morto”? Vediamo.

Tanto per cominciare, chiediamoci se hanno vinto i concorrenti di Microsoft, e in particolare RealNetworks, produttrice di un software concorrente. No, ovviamente, anche perché nel frattempo il pallino di musica e video digitali è passato ad altri soggetti (Apple, innanzi tutto) e almeno per ora la stessa grande Microsoft sembra finita (quasi) fuori dai giochi. Hanno vinto allora i consumatori europei, cioè tutti noi, in nome e per conto dei quali si muove la Commissione Europea alla Concorrenza, presieduta per cinque anni dal nostro Mario Monti? Direi di no, visto che non bastano certo multe pur colossali a modificare un mondo dove entro un anno la base installata di computer Microsoft supererà il miliardo di macchine. D’altronde il mercato dell’informatica non è quello dell’auto: è un’industria cresciuta alla velocità della luce, che ha sempre vissuto di temporanei monopoli: Windows, certo, ma anche Apple che ha il 70 per cento del settore della musica digitale, Google con l'80 per cento del settore delle ricerche online e Ibm con la quasi totalità dei mainframe.

La verità è che la sentenza dell’Alta Corte del Lussemburgo ha semplicemente sancito una vittoria dell’Europa delle regole sugli Usa del libero mercato. Insomma, uno scatto d’orgoglio di fronte all’ormai consolidato colonialismo tecnologico (e culturale) nel campo dell’It. Un’affermazione che sancisce il diritto di dire la propria almeno sulle regole future a cui si deve attenere chiunque operi sui nostri mercati.

Subito dopo lo schiaffo, Microsoft ha glissato sulla possibilità di fare appello e ha invece sottolineato la volontà di collaborare con la Commissione europea. Insomma, accetta che l’Europa abbia il diritto di controllare la reale apertura a soluzioni di concorrenti e partner della sua formidabile armata fatta di sistemi operativi e programmi applicativi da sempre strettamente interconnessi.

Nel frattempo Microsoft è cambiata (impensabile solo 5 anni fa un’alleanza strategica con Linux o peggio ancora con Sun, come riportiamo in un altro articolo). Inoltre, oggi investe in Europa mezzo miliardo di dollari in ricerca e sviluppo, ha 200 mila business partner e muove in modo diretto o indiretto qualcosa come 3 milioni di posti di lavoro. Infine, la società di Bill Gates applica ormai la “citizenship” come suo concetto fondante, anche se in questi giorni potrebbe sembrare ironico ricordarlo. Microsoft infatti ha capito che una multinazionale globale che fornisce (e vuole continuare a fornire) l’infrastruttura di base per lo sviluppo del pianeta non può comportarsi come un qualunque costruttore di prodotti, ma deve integrarsi nel tessuto economico e sociale dei diversi mercati nazionali in cui opera. Collaborando al loro armonico sviluppo e tenendone ben presenti le diverse specificità.