Perché Milito ha ragione di andarsene

Oggi abbiamo dimostrato perché è giusto che Milito vada all’Inter o ovunque vada. L’arbitro fischia la fine, cioè l’inizio. L’inizio del viaggio in Europa atteso da 17 anni e lo stadio resta muto. Dieci secondi di silenzio surreale. Perché con il Chievo abbiamo conquistato solo il punto che ci serviva. Poi sì, c’è stata la corsa della squadra sotto ogni settore, gli applausi, i cori, un accenno di corteo fino a piazza De Ferrari per il rituale bagno nella fontana. Poi, poi, poi. Sveglia, irriconoscibili irriconoscenti! Quinto posto, Europa League senza preliminari con due turni d’anticipo (lo so che la matematica non è il mio forte, ma con certe triangolazioni di fine campionato la geometria basta e avanza). Due derby su due stravinti, gli ospiti della città che hanno perso tutte le loro partite della vita, dimostrando all’Italia perché Lippi ha straragione quando lascia a casa Cassano. E che non possono nemmeno godersi l’ennesima umiliazione a Firenze perché la Champions l’abbiamo lasciata noi e non ce l’hanno fatta perdere loro. Cosa doveva fare di più la squadra? Cosa devono dimostrarci ancora questo allenatore o questo enorme presidente che ogni anno ci ha abituati ad avere giocatori più forti di quelli che se ne sono andati? Allora grazie Genoa, grazie tutti. E grazie Milito per quei venti gol e in particolare per quei quattro che tu sai. E scusateci, anche noi tifosi dobbiamo ancora crescere piano piano. Ci stiamo abituando.