«Perché non siamo liberi di dire un rosario?»

Caro Giornale, nell'edizione di sabato 8/9 u.s. Liguria cronaca, pagina 43, ho letto, e mi ha molto colpito, quel pezzetto sotto titolo e occhiello «Centri sociali in agguato, Rinviato il rosario “antimoschea“». Non voglio qui fare sterile e bieca istigazione a delinquere di stampo guerrafondaio, ma solo esternare il pensiero che ho tratto dalla lettura di quel pezzo: è mai possibile che un'orda selvaggia di facinorosi e violenti possano avere, come hanno avuto, la meglio su quanti in pieno rispetto di regole e leggi volevano soltanto manifestare il disappunto riguardo ad una costruzione destinata al culto di altra religione rispetto alla nostra di Stato, e che da tempo è oggetto di numerose manifestazioni contrarie a quelle costruzioni. È vero, lo so, che l'articolo 8 della costituzione italiana riconosce la libertà davanti alla legge di tutte le confessioni religiose, ma la stessa norma dispone anche che quelle confessioni hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti in quanto non contrastino con l'ordinamento giuridico italiano. Del quale ordinamento fa parte, credo, anche il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero (ancorché non gradito ad altri, nella specie i c.d. centri sociali e quanti da questi sostenuti). Quanta ragione avevi, cara Oriana, quando facevi presente con i tuoi scritti l'invasione di cui siamo ormai vittime! Per parte mia sarei contento se soddisfatto se quella gente riuscisse a capire di fare qui in Itala (di cui spero ancor per poco di fare parte) quanto l'italiano può fare dalle loro parti. E per i centri sociali ed i loro accoliti il mio invito è quello di rivolgere ad altre situazioni e problemi i loro intenti di critica e contrarietà (dove invece non si trovano mai). Chiedo scusa per lo sfogo, ma avevo promesso a mia moglie che avrei scritto queste righe.
Con cordiali saluti


Caro signor Orgera, Lei ha perfettamente ragione nel ricordare che, visto che per fortuna viviamo in democrazia, tutti hanno diritto a manifestare pacificamente il proprio pensiero. Il limite è soltanto nel rispettare allo stesso modo lo spazio di altri. Questo, talvolta, non avviene per colpa di quanti, in nome della libertà (solo la propria però) pretendono di interrompere le manifestazioni di chi non la pensa come loro. Il giudizio su queste persone viene da sé. Resta il fatto, indiscutibile, che siamo in un Paese libero. Fino a prova contraria.
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