Perché non è una sorpresa

Gli è venuta così. «A proposito, volevo dire io una cosa...». In realtà se la pregustava da un bel po’, non ne poteva più di un calcio da lui giudicato malato di moviola e sospetti, non ne poteva più di una società sempre in contatto con un eventuale sostituto, non ne poteva più di dover lavorare con chi non voleva lavorare. O loro, o me: ha scelto lui. L’unica preoccupazione era come dare la notizia e ha scelto come sempre: ha detto quello che voleva dire nel momento in cui voleva farlo, mandando in crisi i giornalisti da «cinque alto» rimasti attoniti con microfoni spenti e taccuini vuoti.
Una piccola vendetta quella di Roberto Mancini, che - diciamolo chiaro - non è così sprovveduto da decidere una cosa del genere solo per una sconfitta. E se resta comunque qualche dubbio sui perché, l’unica certezza è che prima di lui l’Inter era più simpatica e più perdente. E chi non lo ha mai amato ora potrà tornare a sorridere: l’Inter potrebbe tornare simpaticissima.