Perché non è Veltroni il Sarkozy italiano

Caro Granzotto, pare proprio che siamo daccapo: stando ai sondaggi il popolo di destra e molta parte di quello di sinistra invoca l'uomo forte. È lo stesso di «uomo della Provvidenza», come Pio XI, sull'onda dell'entusiasmo per la firma dei Patti Lateranensi, ebbe a definire Benito Mussolini («Forse ci voleva un uomo come quello che la Provvidenza ci ha fatto incontrare...»)? In caso affermativo, chi potrebbe oggi ricoprire il ruolo?

Forse che sì forse che no, caro Catena. Chi può sapere? Un fatto è certo: l'ottantacinque per cento degli italiani vuole che il governo Prodi cada o si dimetta. Ma se sulla necessità che si tolga di mezzo c'è la quasi unanimità, non lo stesso si può dire sul nome o comunque sull'identikit di colui che dovrebbe sostituire testa quedra a palazzo Chigi. Di condiviso c'è solo il sarkozismo, atteggiamento di ammirazione mista invidia per i francesi che con un bel colpo di reni hanno spedito all'Eliseo Nicolas Sarkozy. Il modello Sarkò piace un po' a tutti, anche a Castagnetti, e questo confermerebbe la gran voglia di uomo forte alla guida del governo. Di un decisionista, di un nemico giurato della perifrasi cerchiobottista, del «tutto s'aggiusta», del dialogo ad oltranza, delle calende greche e della concertazione, del manuale Cencelli e delle «quote»: insomma, di quelle manfrine della politica politicante e onanista che vede in Romano Prodi il massimo, insuperato e insuperabile campione.
Il guaio è che forse perché è estate, forse perché gli ha dato dentro con i prosecchini o forse perché sotto l'ombrellone ha ben altro da pensare e da riflettere, lo zoccolo radical-godereccio della sinistra è convinto che il nostro Sarkozy risponda al nome e al sembiante di Walter Veltroni. Che sarebbe come confondere un barracuda con una medusa. Agile, tosto e deciso il primo; lenta, flaccida e invertebrata la seconda. E un cesarismo lento, flaccido e invertebrato fa ridere più di quanto lo faccia Prodi in versione ciclistica, con le sue mutande «fascianti» per citare Natalia Aspesi. Toccherà quindi a noi, caro Catena, darci da fare anche per la sinistra troppo imbambolata a flabellare Veltroni per potersi occupare di cose serie. Toccherà a noi, ma non subito. Al 28 ottobre 2008, San Cirillo, giorno a partire dal quale scatteranno le pensioni dei parlamentari, conditio sine qua non perché Napolitano ordini il tutti a casa, mancano ancora quindici mesi. Uffa.