Perché è il nostro campione

Confesso, con il ciclismo è un po’ come un matrimonio andato in crisi: stiamo ricostruendo i pezzi. Sarà perché tutte quelle ore passate davanti alla tv in attesa di una grande fuga o dell’impresa alla Merckx (parlo per noi di una certa generazione) accompagnati dalla cantilena di AdrianoDe Zan - che nostalgia! -, sono state tradite da siringhe, flaconi, carte bollate e giustificazioni improbabili. Tradite insomma da storie che ci hanno fatto sentire improvvisamente più vecchi e, soprattutto, meno ingenui. Così, per ripartire su due ruote e per capire come mai la gente continui ad inondare le strade al passaggio dei propri beniamini, mi sono affidato alle cure di due autorità - i nostri Cristiano Gatti e Pier Augusto Stagi - e ho capito che il ciclismo di oggi non è lontanodalla verità della vita: c’è sempre chi è pronto a barare, ma le persone serie alla fine vengono fuori. Una di queste, Damiano Cunego, diventerà per noi e per voi lettori del Giornale l’inviato sul campo del Tour de France che parte oggi. E non un inviato qualunque: un inviato che questo Tour parte per vincerlo. Non voglio certo qui sciogliermi in inutili smancerie, ma è giusto che voi lettori sappiate che l’accordo con Damiano è stato raggiunto sulla parola e da lui rispettato con grande entusiasmo. E di questo lo voglio ringraziare pubblicamente, a nome di tutti noi. Detto questo adesso lo mettiamo sotto, ogni giorno Damiano ci racconterà la corsa vista da dentro e non si sogni di accampare scuse se il pezzo arriverà in ritardo: inviato è, e come tale sarà trattato... Noi, invece, che aspetteremo avidamente la sua cronaca, lo faremo facendo un tifo sfegatato, sapendo che Cunego parte per arrivare sul podio ma che Damiano per noi è già maglia gialla. Perché se nella vita è difficile mettere una manosul fuoco per chiunque, una certezza però ce l’abbiamo già: Damiano Cunego è un campione. Il nostro.