Perché il protocollo di Kyoto è (fortunatamente) inutile

Caro dr. Granzotto, nel denunciare quanto inutile e dannoso sia il protocollo di Kyoto, lei fa benissimo, come ha fatto sabato 18 novembre, a citare scienziati e accademie. Mi permetta solo di osservare che chiunque, anche senza essere scienziato o accademico, può comprendere perché quel protocollo è inutile e dannoso. Ecco qua (forniscono numeri tondi, lasciando i decimali ai ragionieri). Premesso che l’atmosfera contiene (di suo: così è fatta la Natura) 3 milioni di megatonnellate (Mt) di CO2, il protocollo prevede che i Paesi industrializzati riducano del 5% le proprie emissioni di quel gas. Il mondo immette 6.000 Mt di CO2, 3.000 dai Paesi industrializzati e 3.000 da quelli in via di sviluppo. Per cui con Kyoto dovrebbe immetterne 5.850 anziché 6.000, in un pozzo, come detto, di 3 milioni: come pretendere, sottraendogli 50 euro l’anno, di fare impoverire il titolare di un conto corrente bancario milionario. Come si vede, il protocollo di Kyoto, qualunque sia il suo obbiettivo, è totalmente inutile. Totalissimamente inutile, se si aggiunge che il vapore acqueo, e non la CO2, è il principale gas serra. Magari un’altra volta vedremo, sempre con l’aritmetica elementare, perché è, quel protocollo, non dannoso, ma dannosissimo: non ora, perché vorrei minimizzare lo spazio che occupo in modo che lei possa invece rispondere a una domanda che quasi non mi fa dormire la notte: posta l’inutilità del protocollo di Kyoto evidente anche a un bimbo delle elementari, com’è mai possibile che Romano Prodi - un capo di Stato, mica l’ultimo arrivato - si sia più volte autodefinito addirittura «un entusiasta» del protocollo medesimo? E come mai Repubblica, Corsera, Stampa, Tg1 e Tg3 condividono lo stesso entusiasmo? La ringrazio per la risposta e per le notti insonni che mi avrà così evitato.


Grazie, caro Battaglia. Che il Protocollo di Kyoto fosse una solenne bufala lo si sapeva, ma quando parlano le cifre, come lei le fa parlare, della bufala si apprezzano meglio le dimensioni. Colossali. Peccato che abbia dimenticato di aggiungere quanto ci verrebbe a costare, la bufala. Rimedio io: l’International Council for Capital Formation di Bruxelles ha calcolato che per uniformarsi agli obblighi del Santo Protocollo l’Italia dovrebbe sborsare 5,3 miliardi di euri l’anno di qui al 2010, 15 miliardi l’anno per il successivo decennio e 21,3 miliardi dal 2020 al 2025. In quanto alla perdita di posti di lavoro, ammonterebbero a 250mila unità. L’International Council for Capital Formation non trascura infine di segnalare che, onorando il Protocollo di Kyoto, si registrerebbe un aumento medio del 26 per cento dei prezzi dell’elettricità e del 41 per cento di quello del gas metano. Non ostante ciò e non ostante la provata inanità del Protocollo di Kyoto - evidente, come lei giustamente afferma, anche a un bimbo delle elementari - arcicontento come il Sor Pampurio il nostro Romano Prodi ha dichiarato: «Vogliamo cambiare il clima a questo nostro Paese. Un Paese che prenda sul serio la sfida di Kyoto e prenda impegni e si assuma compiti con scadenze e obiettivi espliciti».
Perché? Perché come tutti i luoghi comuni l’ecologismo senza se e senza ma è il rifugio delle teste vuote. Perché l’ecologismo, essendo sostanzialmente «parlato», proclamato, non costa fatica. Infine perché compiace il superuomo che sonnecchia (per la verità quello di Prodi è sveglissimo) in ogni omarino: «Salverò il mondo! Cambierò il clima! Le forze della Natura si piegheranno al mio volere!». Come dice il proverbio? L’ignoranza produce baldanza.
Paolo Granzotto