Perché rinunciare ai diritti?

Anche la sottoscritta che è genovese-ligure di adozione (il mio cognome lo «evidenzia») sta seguendo con molto interesse il dibattito che «il Giornale» sta conducendo sull’identità ligure e sugli eventuali diritti che ne possono derivare.
Per me è come ritrovare finalmente delle vere «radici», imparare la vera storia della Liguria ed anche, da quello che è stato scritto, conoscere quali sono i diritti internazionali che ha di poter ritornare ad essere una nazione indipendente. Ho letto le «critiche» che alcuni lettori hanno fatto a tale «ipotesi». Non riesco onestamente a comprenderle. Vorrei che questi «critici» spiegassero bene perché, se la Liguria ha tali diritti, non deve però farli valere. Parlandone con alcuni miei conoscenti mi hanno obiettato «Non ce lo faranno mai fare!». Se si tratta di questo, non penso che debbano essere «altri» a decidere il destino della Liguria. Sul fatto che forse non c’è una classe dirigente all’altezza dei compiti legati ad una indipendenza, è vero il contrario. Cioè non c’è una classe dirigente politica ed economica di alto livello perché finora i «migliori» se ne vanno. I politici cercano solamente di farsi eleggere nel parlamento «romano» e gli operatori economici si trasferiscono a Milano o a Roma perché sanno che le «decisioni», allo stato attuale, vengono prese in queste due città. Tutto diverso con una Liguria ritornata indipendente. Pensiamo solamente a cosa significherebbe per il nostro aeroporto. La capitale del Lussemburgo, che ha la metà degli abitanti di Genova, ha un aeroporto con tutti i voli internazionali, ecc. ha ben 120 ambasciate con tutto quello che comporta di indotto, ecc... Quali diritti maggiori della Liguria ha il Lussemburgo di essere una Nazione indipendente? E tutti gli altri piccoli-medi Stati europei che solamente in questi ultimi anni sono potuti tornare ad essere indipendenti (Malta, Cipro, Esonia, Lettonia, Lituania, Slovenia, Croazia, Repubblica Ceca, Slovacchia, ecc...)?