Perché a sinistra non conviene essere simpatici

Ruggero Guarini

Dunque i fans più prudenti della nostra spavalda sinistra incominciano a temere che una delle tante ragioni per cui la sua vittoria alle prossime elezioni non è affatto scontata come mostrano di credere i suoi gerarchi più baldanzosi potrebbe essere il fattore A, il fattore Antipatia. Lo ha insinuato, sul Corriere della sera, anche Sergio Romano. Che dopo aver ricordato che un noto esperto del ramo, il sociologo Luca Ricolfi, ha pubblicato proprio in questi giorni un libro intitolato «Perché siamo antipatici», in cui si sostiene, appunto, che la nostra gauche è antipatica alla maggior parte dell'elettorato, ha cautamente aggiunto di non sapere se questo sia vero. Ma il vero problema non è se la sinistra sia o non sia antipatica. Il vero problema è se le convenga smettere di esserlo. Anzi il vero problema è ancora un altro. Il vero problema sono le arcane ragioni per cui tanti suoi sottili ammiratori non hanno ancora capito che la sinistra o è antipatica o non è.
Per diventare simpatica (essi dicono) basterebbe che si sbarazzasse di quel sentimento profondo della propria assoluta superiorità intellettuale, politica e morale che da tempo immemorabile le permette di sopravvivere allegramente a tutte le pernacchie con cui la Storia non cessa di premiare il suo indistruttibile anelito a servirla. Ma come potrebbe rinunciarvi se proprio questa pretesa è il suo connotato più necessario, il suo principale tratto identitario, il suo irrinunciabile specifico, ragion per cui liberarsene equivarrebbe a un suicidio? Non è insomma evidente che se finora nessun suo insuccesso, fallimento o crollo è mai riuscito a far vacillare nei suoi paladini la loro fede nelle proprie facoltà di interpreti e ostetrici della Storia, e se da ogni suo fiasco i suoi fedeli escono sempre più fermamente convinti di essere gli unici agenti del Vero e del Bene, le uniche autorità autorizzate ad assolvere e legittimare, quando occorre, ossia quando non sia possibile annientarli, i supposti agenti del Male, è perché sanno bene che non potrebbero ripudiare questa fede senza cancellarsi?
A queste gentili esortazioni a diventare simpatica la Sinistra nel suo interesse dovrebbe reagire affrettandosi a rivelare la vera ragione per cui lei, pur non avendone mai imbroccata una; pur avendo potuto verificare da un pezzo che ogni volta che madama Storia l'ha messa alla prova sfidandola a realizzare i suoi miraggi, quando non ha creato realtà mostruose come i regimi del socialismo reale, ha quanto meno tentato di farlo; pur avendo constatato mille volte che tutti i regimi nei quali continua a riporre ancora oggi le sue speranze sono sempre dei grandi o piccoli inferni; pur non ignorando che tutti i caporioni indigeni e forestieri di cui non cessa di invaghirsi appartengono sempre alla specie dei pagliacci più dispotici e feroci; pur sapendo bene insomma di non aver mai capito un tubo - non può assolutamente privarsi della spocchia di cui tanti suoi amici la esortano a disfarsi. Dovrebbe decidersi insomma a spiegar loro che per il grande armento dei suoi veri credenti e fedeli proprio e soltanto quella spocchia è il suo bello. E che di essa non si potrà mai disfare perché sa che sotto non c'è niente.
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