«Perché sto con Romano? Solo per necessità»

«È ancora presto per dire se il tramonto dell’Ulivo sia un bene o un male»

Laura Cesaretti

da Roma

«L’ho già detto spesso, ma lo ripeto col vecchio Presidente Mao: è grande il disordine sotto il cielo, e la situazione è eccellente», esordisce allegro Fausto Bertinotti.
Sta parlando del centrosinistra, segretario? Ma non è tutto in ordine ora nell’Unione?
«Be’, non direi. Basta vedere le dichiarazioni di oggi sull’Europa... Mi pare che Prodi abbia corretto le sue, ma restano quelle di Rutelli. Ora tutti fanno a gara per usare l’allargamento alla Turchia come capro espiatorio».
Capro espiatorio di cosa?
«Del fallimento della Costituzione e di quel modello di Europa. Noi siamo stati molto cauti sull’ingresso della Turchia, per le forti limitazioni dei diritti civili e per il carattere drammatico della questione curda. Siamo contrari all’uso della guerra per espandere la democrazia, com’è noto, ma almeno le armi della diplomazia potrebbero essere dispiegate... Comunque, il treno dell’allargamento ha preso la corsa. E ora, improvvisamente e senza una ragione, si alza un micidiale fuoco di sbarramento, si grida “Mamma li turchi”».
L’obiettivo qual è?
«Si usa la Turchia per coprire un fallimento sotto gli occhi di tutti, quello sanzionato dal referendum francese. Un fallimento che ha le sue radici nella questione sociale e nel deficit democratico di quel trattato: si è voluta fare una Costituzione senza i popoli, un’Europa contro gli interessi popolari. E nell’intervista di Rutelli vedo la tentazione del tutto erronea di proseguire su quella stessa strada. Ma quel Trattato è morto, e non si può far finta di non vederlo».
Come può reagire il centrosinistra al fallimento di quell’Europa franco-tedesca che è stata il suo punto di riferimento?
«È un problema tutto interno all’ex Ulivo. Ed è specularmente un problema anche per la Cdl: lì c’è addirittura un ministro che dice di tornare alla lira! Per ora è il governo in carica, come tutti quelli europei, a essere rimasto sepolto sotto le macerie. Per il governo futuro, si vedrà. Nell’Unione vedo prevalere il no e il sì critico all’Europa di Maastricht».
Nel sì critico arruola anche l’ex presidente Ue Prodi?
«È obbligatorio che si collochi su questa linea, che poi è anche quella di un padre dell’Europa come è stato Delors».
Lei ha avvertito il Professore che nel programma economico dell’Unione non ci devono essere «lacrime e sangue»...
«In un Paese spossato dalla crisi sono parole impronunciabili per chi voglia riuscire a conquistare il governo. E mi pare che anche Prodi lo capisca».
La scomparsa dell’Ulivo è un bene o un male per voi?
«È troppo presto per dirlo. C’è un riposizionamento di tutte le forze politiche che è appena iniziato. La fine dell’era Berlusconi, che è ormai evidente, ha aperto una nuova fase di transizione, un terremoto che investe tutti. Occorre capire come si riposizionano i partiti, è un processo tutto aperto: i ds che faranno, ad esempio? Guarderanno al Pse o faranno concorrenza a destra alla Margherita?».
Per voi sarebbe meglio questa seconda ipotesi, avreste meno competizione a sinistra...
«Macché, magari ci fosse un po’ di competizione a sinistra!».
Intanto alle primarie sarà lei a rappresentare la sinistra.
«Certo, partecipo proprio perché è necessario offrire anche un’interpretazione di sinistra della coalizione. Ma non il suo programma: quello seguirà un altro percorso, non può essere fatto tramite referendum... I partiti non si sciolgono dopo le primarie, e sul programma avranno delle cose da dire: la concezione presidenzialista non ci appartiene».
Rifondazione comunque starà nella coalizione e con Prodi.
«Finché resta questo maggioritario spurio, siamo obbligati alle coalizioni. È uno stato di necessità: se non ci fosse Berlusconi e avessimo il proporzionale, va detto per onestà intellettuale che saremmo in un’altra condizione».
E secondo lei a un eventuale governo Prodi verranno più problemi da voi o dalla Margherita?
«Tutti guardavano a noi, in questi mesi, prevedendo grandi tensioni con Prodi. E invece quelle sono venute da destra. Questo dice qualcosa, mi pare, qualcosa di profondo che va letto anche per il futuro».

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