Perché è strategico tenersi la rete gas

nostro inviato a Düsseldorf

Quanto può durare un giacimento di gas o di petrolio con i ritmi di sfruttamento attuali? Venti, trent’anni? Se tutto va bene. E quanto dura una rete di distribuzione del gas? Molto, molto di più. Ecco perché le richieste di Gazprom di entrare nelle reti europee di trasporto e distribuzione del metano stanno cozzando contro un muro: i russi chiedono asset dalla durata molto lunga in cambio di altri dalla vita relativamente breve. Così la domanda è: che cosa è più importante, i giacimenti o la rete? «Una questione posta in questi termini non ha risposta - affermava ieri, a Düsseldorf, una fonte del settore - il vero obiettivo di tutti è avere un mix di giacimenti e di possibilità di arrivare fino al cliente finale. Senza giacimenti si è in balìa del produttore, ma senza rete si è in balia del distributore».
La bilancia, per quanto possa sembrare strano in un momento di scarsità di materia prima e in cui i prezzi del petrolio fanno ogni giorno nuovi record, pende al momento a favore di chi ha la rete e che finora ha fatto muro non cedendo nemmeno un metro, ma spesso entrando nella gestione dei giacimenti. Ma interessa solo quella del gas, mentre quella elettrica viene considerata meno strategica. E non a caso ieri Wulf Bernotat, numero uno di E.On, ha confermato la disponibilità a mettere sul mercato la rete elettrica, ma non quella per la distribuzione del metano. Ed è con ogni probabilità il motivo che sta dietro al fatto che, in Italia, Terna non fa più capo all’Enel, mentre l’ad di Eni, Paolo Scaroni, non ha la minima intenzione di mollare la presa su Snam Rete Gas.
«La rete del gas è strategica, soprattutto oggi con produttori tanto forti - ha detto al Giornale il viceamministratore delegato di E.On, Johannes Teyssen - l’Ue ci ha chiesto di cedere quella elettrica e su questo punto stiamo cercando una soluzione, ma su quella del gas non intendiamo discutere. E sulla nostra posizione ci sono anche i governi nazionali, mentre la Commissione Ue sembra capire la situazione anche se spinge verso una separazione tra trasporto e distribuzione del gas». Una situazione che si replica in Italia, dove, mentre il presidente dell’Autorità per l’energia, Alessandro Ortis, insiste sulla separazione di Snam da Eni, il governo (o meglio, i governi, sia quello attuale sia quello precedente) si mostra molto più prudente.