Perché in ufficio tira brutta aria (condizionata)

Guerra tra fazioni in questo agosto rovente. Intolleranti e fanatici del bocchettone si insultano nei forum frequentati da bancari e impiegati. Aumentano quelli che si lamentano per le temperature "glaciali". Pro e contro di uno strumento diventato indispensabile 

Aria condizionata: «Sì, senza non si può lavorare». Aria condizionata: «No, grazie. Fa male e nessuno me la può imporre». La disfida del climatizzatore è entrata nei suoi giorni più bollenti e sono soprattutto i forzati dei «15 gradi al chiuso» a ribellarsi e ad alzare la voce. Chi subisce mal volentieri la dittatura del termostato si sfoga su Internet. Nei forum frequentatissimi da bancari e impiegati le lamentele per l’aria condizionata «a palla» superano di gran lunga quelle per il capo tiranno o per il collega logorroico. Almeno in agosto. Dibattiti al vetriolo e gruppi sui social network raccolgono le adesioni di chi odia l’infernale bocchettone, di chi chiede consigli per uscirne senza un malanno, di chi cerca un appiglio legale per liberarsi dal giogo del golfino di lana al lavoro anche quando fuori fanno quaranta gradi.

Il vento in ufficio non è cambiato e il clima è guastato da due fazioni agguerrite, l’una contro l’altra. Spesso la guerra dell’aria condizionata è guerra tra sessi. I fanatici del condizionatore sono infatti per lo più uomini (e al comando), mentre quelle che proprio non lo sopportano sono in maggioranza signore. Forbes ha scritto di recente che esiste un fondamento scientifico alla percezione della temperatura diversa tra maschi e femmine. A chi sta alla scrivania in estate sembrerà di aver sentito mille volte discorsi come quelli raccolti dai forum di Cosmopolitan o di molte riviste femminili. «Lavoro in un ambiente maschile al 100 per cento, perciò ho freddo d’inverno e freddo d’estate», protesta un’utente. «Sapete cosa possiamo fare contro gli “anziani” che ci obbligano nell’open space a una temperatura impossibile per tutta l’estate, tipo 40 gradi fuori e 19/20 dentro?», le fa eco un’altra. «È cosi in tutti gli uffici. Le donnine freddolose si lamentano sempre, così fanno stare tutti gli altri a bollire», risponde un terzo. Quelli che la spengono approfittando di un momento di distrazione del vicino e quelli che non la spengono mai, neppure quando fuori piove, dovrebbero ricordarsi della regola aurea dei 5 gradi. Gli esperti raccomandano cioè che la differenza tra temperatura esterna e interna non superi i 5 gradi. Ricordando che sotto i 22 si è comunque a rischio di raffreddori, dolori muscolari, mal di gola. E risse. Molte aziende americane permettono ai dipendenti, soprattutto agli uomini, di andare in ufficio con abiti casual. Senza giacca e cravatta hanno meno caldo e inquinamento e sprechi energetici diminuiscono.

Secondo uno studio di «YouGov», sito statunitense di ricerche di mercato, oltre il 71 per cento degli impiegati lavora in un ambiente o troppo caldo o troppo freddo e accusa perciò mal di testa, spossatezza, irritabilità. Soprattutto calo della produttività. Un’altra ricerca inglese aggiunge però che nei luoghi climatizzati i lavoratori sono sottoposti a uno stress maggiore e contraggono malanni con più facilità. Colpa delle finestre sempre chiuse e del mancato ricambio d’aria. Gli intolleranti al bocchettone comunque sono in aumento. Prima che trovino un giudice disposto a dar loro ragione e a stabilire risarcimenti, è utile dare un’occhiata alle regole di Legambiente per stare al fresco senza condizionatore: tapparelle abbassate di giorno, tende e piante sul davanzale, ventilatori da soffitto.