Perché voterò la manovra anche se non vorrei

L’ex presidente Francesco Cossiga scrive all’ex premier: «Questa legge è un pasticcio, ma se non passa sarà il caos»

Francesco Cossiga*

Caro Silvio,
ho letto la critica cortese ma dura che tu hai rivolto ai senatori di diritto e a vita, e cioè agli ex Capi dello Stato o di nomina presidenziale, perché essi prendono parte a votazioni in Senato, anche quando possono risultare talvolta determinanti, in divergenza con la rappresentanza parlamentare quale eletta dal popolo sovrano.
Voglio ricordarti che questa non è la prima volta che ciò accade. Quando tu formasti il tuo primo governo che era a rischio di non ottenere la fiducia del Senato della Repubblica, il Presidente della Repubblica in carica Oscar Luigi Scalfaro mi invitò al Quirinale e mi disse che, pur sapendo bene che non era mia intenzione votare a favore del tuo governo ma al massimo astenermi su di esso nella votazione sulla fiducia, dovevo invece nell’interesse della stabilità delle istituzioni adoperarmi in Senato anche presso i senatori a vita perché il tuo governo ottenesse la fiducia. Esso era infatti il primo governo uscito dalle strette dell’emergenza dopo i governi Ciampi ed Amato senza base elettorale, e sarebbe stato molto grave che dopo l’inizio della normalizzazione, si fosse dovuto immediatamente ricorrere a nuove elezioni politiche. Io mi adoperai in tal senso, ottenendo che una parte dei senatori a vita votasse a favore e altri non partecipassero al voto: e al nostro seguito vennero poi tre senatori del Partito popolare italiano. Se non ricordo male, il voto d’iniziativa dei senatori a vita da me promosso insieme all’amico Giovanni Spadolini fu, forse anche numericamente non ricordo, ma certo politicamente determinante.
E anche se per l’età e la mia qualità di Senatore «pannolone» la memoria mi si sta affievolendo, mi sembra che tu e il tuo governo accettaste senz’altro quei voti. In via di principio io sono perfettamente d’accordo con te. Ritengo che in un regime democratico che si basa su una rappresentanza popolare eletta da un voto del popolo sovrano, non vi possa essere una categoria di membri aventi gli stessi poteri decisionali degli eletti in Camera esclusivamente elettiva, una sorta di grandi consiglieri che abbiano gli stessi poteri di coloro che sono eletti dal popolo. Diverso è il caso della Camera dei Lords nel Regno Unito, del Senato francese o del Senato spagnolo che hanno funzione puramente di rinvio e di collaborazione tecnica nella formazione delle leggi, e sono esclusi dal circuito della fiducia del Parlamento al Governo propria del regime di gabinetto.
Quando risultò dopo le ultime elezioni politiche generali che la differenza tra i due schieramenti elettorali era minima, e che il centrosinistra si trovava in una situazione di grandissima debolezza al Senato io, dandone notizia alla stampa, scrissi a tutti i senatori a vita, di diritto e di nomina presidenziale perché, ove il loro voto diventasse decisivo ed in contrasto con la maggioranza espressa dalla volontà popolare attraverso il sistema elettorale proprio del Senato, essi si astenessero dal voto, e pregai il senatore anziano, Rita Levi Montalcini, di riunirci per discutere la questione. Il primo che mi rispose con una lettera cortese ma decisamente negativa fu Giulio Andreotti, anche se con quella leggerezza con la quale egli, per essere stato il mio presidente della Federazione universitaria cattolica italiana mi ha sempre trattato da «ragazzino» fortunato, anche quando ricoprii la carica di presidente della Repubblica e non cessa di farlo tuttora prendendomi abilmente per i fondelli in pubblico e in privato; mi disse che egli intendeva esercitare tutti i diritti propri degli altri senatori, di parola, di proposta e di voto. Ricevetti poi una cortese lettera della senatrice Rita Levi Montalcini la quale mi disse che lei aveva consultato tutti i senatori a vita e che tutti le avevano espresso, e lei con essi concordava, che non vi fosse nessun dovere né costituzionale né di correttezza politica di non esercitare pienamente il proprio diritto di voto in Senato, qualunque fosse la sua interferenza nella formazione della maggioranza quale sarebbe risultata dal voto dei Senatori elettivi.
Il motivo per il quale quindi io partecipo alle votazioni è che in una questione così complessa e delicata, non vedo il motivo per cui io debba prendere delle decisioni personali di rilevanza costituzionale. Peraltro come tu sai, io ho presentato un disegno di legge, che adesso ripresenterò in una forma più precisa, con il quale come già previsto nelle riforme della Costituzione approntate da precedenti Commissioni bicamerali, viene soppressa la figura sia del senatore a vita di nomina presidenziale che quella di senatore a vita e di diritto per gli ex-Capi dello Stato.
Un maleducato deputato della Lega ha detto che io ho offeso i cittadini italiani quando ho proposto che, abolendosi il laticlavio a vita per gli ex Capi dello Stato si corrispondesse ad essi come in tutte le altre repubbliche, una pensione. Sono certo che questo signore, che io non conosco e che non ricordo neanche se sia deputato o senatore, abbia già devoluto ai poveri della sua parrocchia l’indennità parlamentare che percepisce o l’avrà investita in preziosi balsami da versare nel padre o nella madre Po, non ricordo bene quale sia la terminologia leghista.
Per onestà, caro Silvio, devo dirti che voterò il decreto fiscale e voterò anche la legge finanziaria, pur considerandola un enorme pasticcio che denunzia una grande confusione nell’Unione e l’esistenza naturale di gravi scontri dovuti anche alla eternità della legge del conflitto di classe che non può che agire in un polo rappresentante di interessi così diversi come quelli rappresentati dal movimento dei precari e da una parte e dall’altra i rappresentanti dell’associazione bancaria italiana o dalla Confindustria, perché ritengo che nella situazione disastrosa in cui il Paese si trova, nella inconcludente politica dell’Unione europea e in una situazione assai prossima alla guerra civile o forse anche convenzionale nel Medio Oriente, che vede impegnati, e non si comprende perché (ed io votai contro), i nostri giovani nel Libano e in Afghanistan, zona molto più pericolosa di quell’Irak dal quale anche per il mio voto ci siamo ritirati, il disastro che seguirebbe alla bocciatura del decreto fiscale sul quale la legge finanziaria si regge o la successiva bocciatura della legge finanziaria, sprofonderebbe l’Italia nel caos, dal quale a mio avviso si potrebbe uscire solo e soltanto con elezioni anticipate, ma il cui esito potrebbe non aiutare a risolvere la crisi politica e istituzionale del nostro Paese, data la confusione e la non omogeneità esistente nei due poli.
Peraltro ti voglio assicurare che se e quando il disegno di riforma costituzionale mio, vostro o di altri, verrà all’esame del Senato, io voterò a favore di esso e cioè per la soppressione della categoria dei senatori a vita sia di nomina presidenziale che di diritto. Con amicizia.
*Presidente emerito

della Repubblica