Percorso a ostacoli per la metro C

Per la fermata Venezia tanti problemi che rendono quanto meno incomprensibile il trionfalismo del sindaco

«Tutta l’area della piazza fu abitata ininterrottamente dall’antichità a oggi. Numerosissimi i rinvenimenti attestati a più riprese e visibili nella pianta di G. Gatti del 1934». Si apre così, a proposito della fermata Venezia, la relazione del 2003 della sovrintendenza per i beni archeologici capitolina sulla fattibilità della linea C della metropolitana. «Basolati anche molto profondi (oltre 14 metri!) - si legge ancora -; avanzi di un portico sotto il Palazzo Bonaparte; resti di strada antica; muri in blocco di tufo. Un’intera insula fu rimessa in luce sotto il palazzo delle Assicurazioni Generali (...). I pochi carotaggi eseguiti confermano la profondità dei livelli antichi, posti talvolta a oltre 10-11 metri di profondità dal piano di calpestio». Ma non solo: «Anche a piazza Venezia la falda acquifera appare a circa meno 5 metri dal livello stradale e quindi lo scavo archeologico presenterà ulteriori difficoltà per la presenza dell’acqua (...). Su richiesta della sovrintendenza per i beni architettonici sono state riposizionate le uscite degli ascensori al lato del Palazzo delle Assicurazioni. Tale variante comporta un’estensione dell’area di indagine archeologica in una zona ad altissimo rischio di ritrovamenti». Una sorta di terreno minato, insomma.
Dal 2003 il documento inviato nello scorso agosto dal ministero per i Beni culturali al Comune salta poi al luglio 2007 e alla relazione tecnica trasmessa da Veltroni con la «proposta progettuale di variante». Quella cioè ideata nel summit di giugno con i vertici di Roma Metropolitane e l’assessore ai Trasporti, Mauro Calamante, in cui venne partorita la soluzione con le tre uscite accanto al Vittoriano, su piazza Madonna di Loreto e in via Cesare Battisti.
Questi i rilievi della Sar: «Su piazza Madonna di Loreto l’ampliamento dell’indagine archeologica è stato concordemente valutato con Roma Metropolitane in funzione di un’uscita con scala, e non solo con ascensore, qualora non fosse assolutamente realizzabile l’uscita su via Cesare Battisti». Circa il pozzo di stazione di piazza Venezia si evidenzia come «la realizzazione comporta la totale eliminazione di ogni preesistenza archeologica per un diametro di circa 25 metri. Alla luce dei cospicui risultati degli scavi preliminari era stata avanzata la proposta di trasferire l’ubicazione dal centro della piazza a un’area adiacente il Vittoriano, priva di testimonianze archeologiche».
Proprio come anticipato dal Giornale a marzo. Un’ipotesi bocciata da Veltroni in persona, come emerge dal documento, e di cui la sovrintendenza prende atto: «Se si ritiene al contrario - si legge infatti - di accedere alla richiesta di confermare la collocazione del progetto formulata per il tramite dal sindaco di Roma, sulla base di motivazioni di cui ben si comprende l’oggettiva rilevanza, appare indispensabile che... ». E giù una serie di prescrizioni per proseguire gli scavi archeologici. Illuminanti le conclusioni del ministero di Rutelli: «Per quanto sopra considerato si ritiene di concordare con il parere espresso dalla Sar con la nota sopra citata, sia per quanto attiene alle opere previste nella piazza Madonna di Loreto che per il pozzo di stazione a piazza Venezia, non potendosi spostare tale opera nell’adiacenza del Vittoriano per motivi di stabilità dello stesso». Sull’uscita di via Cesare Battisti infine, il parere finale arriverà «soltanto dopo la conclusione della campagna di sondaggi archeologici in corso di esecuzione». Tutto da stabilire insomma, con tanti saluti agli annunci veltroniani («abbiamo il progetto definitivo») che alla luce di ciò appaiono ancora più incomprensibili. Un po’ come l’intera comunicazione sulla C, scissa tra la scintillante grancassa del Campidoglio e la ruvidezza delle carte ufficiali.