Perde i gemelli e muore dopo due settimane

Come spiegarglielo? Impossibile. Sua moglie, la giovanissima donna che pochi mesi fa gli aveva dato la gioia di aspettare due gemelli, non c’è più. I medici del Gaslini e del San Martino hanno faticato a trovare una spiegazione, ma soprattutto a trovare le parole per raccontare a un marito che la sua Maria (un nome di fantasia, per ovvi motivi di privacy), 25 anni di gioia di vivere, non c’è più. Che dopo aver perso prima uno poi l’altro bimbo che portava in grembo, se n’è andata anche lei. Dopo che sembrava stare essersi ripresa bene dall’operazione, dopo che aveva rassicurato la mamma e tutti i familiari, ha chiuso gli occhi e dopo un’agonia di 12 giorni è morta.
Tutto era iniziato cinque mesi fa, quando la coppia aveva scoperto di aspettare due gemelli. Poi la brutta notizia di un aborto spontaneo, la voglia di riversare tutta l’attesa e la felicità su quel bimbo che sembrava crescere bene. La notte del 3 marzo scorso brutte sensazioni, un malessere sempre più forte e la corsa al Gaslini. L’altra mazzata: i medici diagnosticano il distacco della placenta. Alla 23° settimana non c’è altro da fare che intervenire. Speranze per il bimbo, praticamente nulle, ma c’è da salvare la madre. L’intervento cesareo porta alla luce il bimbo, i medici del Gaslini tentano persino l’impossibile, ma il piccolo dopo qualche ora, si arrende. L’unica, possibile notizia positiva però arriva: operazione riuscita, la grave emorragia viene fermata. In serata i valori rientrano nella norma e dopo una notte in osservazione Maria torna in reparto. La giovane donna sta meglio, parla al telefono con la mamma, incontra i parenti. Un’altra notte passa tranquilla, ma la mattina del 5 marzo, improvvisamente accusa un mal di testa terribile e perde i sensi. Circa 48 ore dopo l’operazione riuscita.
«L’abbiamo soccorsa e in mezz’ora trasferita al San Martino avvertendo i colleghi che l’attendevano - ricorda il professor Pierluigi Venturini, primario di ostetricia del Gaslini - Tac, angiotac e risonanza hanno quasi incredibilmente escluso emorragie e trombosi cerebrali, evidenziando invece un edema». Ricoverata in terapia intensiva, Maria è andata avanti tra notizie altalenanti ma mai disperate. Fino a sabato sera, quando la situazione è peggiorata di colpo. E non c’è stato più niente da fare.
Inevitabile la disperazione del marito, che pretende la verità. Una verità quasi incredibile anche per la scienza. I primi riscontri sembrano confermare che Maria sia stata uccisa da una «sindrome vasocostrittiva», probabilmente scatenata dalla situazione della gravidanza complicata e da diverse trasfusioni. Ipotesi ancora accennate. Che potrebbero dimostrare come fosse praticamente impossibile prevedere quanto accaduto alla venticinquenne e conseguentemente salvarla. Ipotesi che non possono certo restituire serenità ai familiari di Maria. Né al suo giovane sposo, che solo cinque mesi fa sorrideva pensando ai pacchi-convenienza dei pannolini e al passeggino doppio e che ora ha perso tutta la sua famiglia senza neppure sapere perché.