Perde la linea Sarkozy: sui raid comanda la Nato L'allarme dell'Onu: in arrivo 250mila profughi

A Bruxelles trovata l'intesa: il comando delle operazioni militari passerà sotto la bandiera Nato nei prossimi giorni. Per il segretario generale dell'Onu ci saranno "nuove ondate di migranti e rifugiati", che potrebbero essere dai
200 ai 250mila. <strong>La guerra va avanti</strong>: <strong><a href="http://stage.ilgiornale.it/a.pic1?ID=513448">jet francese abbatte aereo libico. Gli insorti riconquistano Misurata</a></strong>

Bruxelles - La svolta nel Consiglio europeo. La Nato assumerà il controllo delle operazioni militari sulla Libia lunedì, o al massimo martedì. Lo riferisce la tv di Stato turca Trt citando il ministro degli Esteri, Ahmet Davotoglu, secondo cui i 28 membri dell’Alleanza hanno accettato la richiesta di Ankara. "Le nostre richieste sulla Libia sono state accettate e la (guida) dell’operazione sarà assunta dalla Nato in un giorno o due" ha spiegato Dovotoglu. L’accordo è stato raggiunto in una teleconferenza con Francia, Usa e Gran Bretagna.

Farnesina: "Era quello che voleva l'Italia" "Un ottimo risultato per l'Italia", ha commentato così il portavoce della Farnesina, Maurizio Massari, l’accordo, non ancora ufficializzato a Bruxelles, per passare alla Nato il comando delle operazioni militari contro la Libia. "Si tratta di un’intesa politica che va nella direzione di quello che aveva chiesto l’Italia", ha detto Massari, "con il comando operativo esclusivo della Nato", affiancato da "un gruppo internazionale di alto livello (la cosiddetta cabina di regia politica di cui si è parlato in questi giorni, ndr) che fisserà le linee guida politiche" dell’operazione. Ma questo, sostiene il portavoce della Farnesina, "non intacca la catena di comando esclusiva della Nato".

Tv di Stato libica: nuovi raid La contraerea è entrata in azione intorno alle 21:00 locali (le 20 italiane) e dal centro di Tripoli è stata avvertita almeno un’esplosione. Due esplosioni sono state udite anche a Tajoura, che dista una trentina di chilometri dal centro della capitale libica. Secondo la Tv di stato, "sono stati colpiti alcuni siti militari e civili a Tripoli e a Tajoura" con "missili a lunga gittata".

L'Onu prevede 250mila profughi  Le Nazioni Unite si aspettano "nuove ondate di migranti e rifugiati" per la crisi libica, che potrebbero essere dai 200 ai 250 mila. Lo ha detto il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, durante la riunione del Consiglio di Sicurezza sulla Libia. Le Nazioni Unite, con la risoluzione 1973 approvata una settimana fa, hanno "vietato esplicitamente ogni occupazione del territorio libico", ha poi ribadito il segretario generale dell’Onu. Il governo di Tripoli è stato avvertito del fatto che "ulteriori misure che vanno al di là della risoluzione 1973" potrebbero essere adottate dal Consiglio di Sicurezza dell’Onu nei confronti della Libia se il governo di Muammar Gheddafi non seguirà le richieste della comunità internazionale. Lo ha detto il segretario generale Ban Ki-moon, riferendo che questo messaggio è stato portato alle autorità libiche dal suo inviato nel Paese, Abdilah al Khatib. Ban Ki-moon ha infine ricordato come i raid siano iniziati sabato scorso "con l’obiettivo di imporre un’effettiva no fly zone sul paese". E come da allora il ministro degli Esteri libico, Musa Kusa, ed altre autorità libiche abbiano più volte proclamato un cessate il fuoco. "Noi non vediamo prove di questo - ha però aggiunto - in breve non ci sono prove che le autorità libiche abbiano assunto iniziative per rispettare le risoluzioni 1970 e 1973".

Usa: ruolo di sostegno Gli Stati Uniti avranno un "ruolo di sostegno", e quindi non più di primo piano, nella seconda fase dell’operazione in Libia e non forniranno più i caccia per i raid. È quanto ha dichiarato il portavoce della Casa Bianca Jay Carney, proprio mentre si diffonde da Bruxelles la notizia del raggiungimento di un accordo in linea di principio per il passaggio ufficiale del comando alla Nato. "Gli Stati Uniti continueranno ad avere un ruolo ma non sarà un ruolo principale nell’imposizione della no fly zone, sarà un ruolo di supporto ed assistenza", ha detto Carney.  Intanto il Pentagono lancia un messaggio a Gheddafi: "Ferma i combattimenti, smetti di uccidere il tuo stesso popolo", ha detto il portavoce delle Forze Armate Usa, ammiraglio William Gortney, annunciando che la "no fly zone potrebbe essere rafforzata".

Turchia non bombarderà "Gli aerei e i soldati turchi non spareranno mai proiettili o lanceranno bombe contro i nostri fratelli in Libia". Lo ha detto il primo ministro turco Recep Tayyip Erdogan in seguito all'approvazione del governo di un intervento militare internazionale nel Paese nordafricano. Erdogan ha anche annunciato la possibilità di inviare missioni di pace in Libia.

Roma dice sì alla Merkel Sì all'embargo sul petrolio di Gheddafi. L’Italia "non è contraria in linea di principio" alla proposta lanciata oggi dalla cancelliera tedesca Angela Merkel su un embargo petrolifero completo verso la Libia, ma ritiene opportuno che una decisione del genere venga assunta dall’Onu per impegnare tutti i Paesi e non solo gli europei al rispetto di tali misure. Lo riferiscono fonti italiane a margine del Consiglio europeo di Bruxelles. Del resto, sottolineano le stesse fonti, per l’Italia non si avrebbe un impatto significativo dal momento che il flusso di greggio è già bloccato di fatto a seguito delle sanzioni imposte dall’Onu e dall’Ue contro il regime di Gheddafi.

La posizione dell'Italia "Non siamo in guerra contro la Libia". La posizione del nostro Paese è stata chiarita più di una volta dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Il sottosegretario agli Esteri Alfredo Mantica, intervenuto alla tavola rotonda "Mediterranea-Libia. Che fare?" spiega che l’intervento militare in corso "è una continuazione dell’attività politica a cui auspichiamo di tornare presto" e "l’obiettivo è favorire una mediazione tra l’establishment del regime" e il Consiglio transitorio nazionale. Ancora una volta il concetto è chiaro: dalle bombe è bene che si torni, molto presto, a parlare il linguaggio della politica. Nel pieno rispetto della risoluzione delle Nazioni Unite ma anche nell'interesse del popolo libico, secondo quanto auspicato, qausi all'unanimità, dalla comunità internazionale.

Mediazione tra le parti "Per l’Italia - ha osservato Mantica-  l’applicazione della risoluzione dell’Onu, oltre a "fermare il massacro dei libici da parte di Gheddafi" con l’istituzione di un "cessate il fuoco", ha "un obiettivo politico, ovvero favorire una mediazione tra le parti prendendo atto che la legittimità di Gheddafi nella comunità internazionale non c’è più e avviare una transizione verso forme di governo più aderenti ai valori della carta dell’Onu".

Manca una struttura statale Un compito che per la Libia si fa più arduo perchè il Paese "manca di una struttura statale", ha precisato il sottosegretario ricordando che "l’Italia non crede che la democrazia sia esportabile ma bisogna essere al fianco di tutti coloro che cercano una maggiore libertà".