Perde quattro dita: ma a Roma non c’è medico che lo operi

Perde quattro dita della mano in un incidente di lavoro, corre al pronto soccorso nella speranza di poterle reimpiantare, ma in tutta la notte a Roma e provincia non c’è chirurgo che possa occuparsi del suo caso. A. B., 43 anni, dipendente Ama di Carpineto Romano, alla fine, è stato operato solamente ieri pomeriggio dopo diciotto ore di «parcheggio» in ospedale. Per sapere com’è andata è ancora presto. E, soprattutto, per capire se il «ritardo» possa avere - e in quale misura - influito sul risultato.
A. B., che lavora presso l’impianto di smaltimento di rifiuti solidi urbani di Finocchio, sulla via Casilina, mercoledì sera intorno alle otto è al trituratore: «Stavo manovrando la macchina come sempre - racconta - quando all’improvviso mi è scivolata la mano nell’ingranaggio. È stato terribile». Sono attimi drammatici. I suoi colleghi, però, non si perdono d’animo. Con delle fasce tamponano per quanto possono la fuoriuscita di sangue. Non solo. Raccolgono i frammenti di tre delle dita «strappate» dalla mano destra. Li ripongono in alcuni sacchetti, con del ghiaccio, come impongono le regole di primo soccorso.
Alle 21,30 l’operaio è all’accettazione del pronto soccorso del Sant’Eugenio, l’ospedale dell’Eur. Con lui ci sono la moglie e gli stessi compagni di lavoro che con premura lasciano ai medici i sacchetti con le dita: «Se si può fare qualcosa - dicono - è bene farla subito». Forse. Anche perché in quel momento scatta la caccia allo specialista. Di turno. Almeno si pensa. Perché reperibile, come si scoprirà nelle ore successive, non c’è nessuno.
Partono le richieste di «consulenza» alla struttura più vicina e sempre appartenente alla Asl Rm C - una delle più grandi per bacino d’utenza nella Capitale - il Cto della Garbatella. Qui è addirittura operativo un centro di chirurgia della mano. Ma l’altra notte non c’era medico che potesse accorrere. Quindi partono i fax di richiesta al San Camillo, al Policlinico Gemelli, all’Aurelia Hospital, al Policlinico Universitario Umberto I. L’esito? «Senza successo», riportano i sanitari in cartella.
In tarda serata viene contattato persino il Centro di riferimento nazionale di Modena. Che, senza mezzi termini, conferma: «Nessuna risorsa locale disponibile». Pensare che sono questi i giorni immediatamente successivi al Capodanno, quando si continuano ancora a esplodere gli ultimi «colpi» e in cui la casistica del genere cresce. Soprattutto in una metropoli come Roma. Ai medici del Sant’Eugenio non resta altro che spedire a mezzanotte e mezza A. B. nel reparto di Chirurgia d’Urgenza. Il reinnesto delle dita è un lavoro estremamente delicato: vanno riuniti migliaia di nervi e vasi quasi impercettibili. In alcuni casi l’immediatezza dell’operazione è fondamentale per evitare la perdita di tessuti e microframmenti ossei. Solo l’indomani a mezzogiorno A. B. verrà trasferito nella divisione specializzata del Cto e nel primo pomeriggio operato. alemarani@tiscali.it