«Perdiamo competitività anche con i Paesi europei»

da Milano

Gianpietro Benedetti è presidente e amministratore delegato del gruppo Danieli, leader nella produzione di acciaierie a forno elettrico con il 60% del mercato mondiale: 2,5 miliardi di fatturato, 6.800 dipendenti, quattro poli produttivi nel mondo. Gli chiediamo: è preoccupato per il calo della produzione industriale?
«Dal punto di vista aziendale no, noi lavoriamo su commesse il cui arco temporale assorbe gli andamenti di breve periodo. Ma è un indice di sofferenza del sistema».
Del sistema industriale?
«Del sistema Paese in generale. Negli ultimi dieci anni non si è fatto molto, e si sconta la forte resistenza ai cambiamenti. Il fatto che gli investimenti esteri in Italia siano i più bassi d’Europa e che il nostro Paese da anni abbia lo sviluppo industriale più modesto, ne sono la conseguenza».
Si delocalizza...
«Molti lo fanno. Non soltanto per ragioni di costo. Nel nostro settore, per esempio, è difficile reperire in Italia ingegneri e tecnici specializzati, ma, paradossalmente, è molto complicato anche favorirne l’immigrazione».
All’estero i costi sono più bassi.
«Sì, e non solo in Asia. Abbiamo perso competitività anche nei confronti dei Paesi europei. A parità di costo aziendale, in Germania lo stipendio di un dipendente è un po’ più alto; ma se ha due figli, lo stesso stipendio diventa sensibilmente più elevato, anche del 20%. Viene agevolata la famiglia, è una politica che guarda lontano».
Se poi consideriamo i costi in Asia...
«Non c’è confronto. Il costo della progettazione media (non avanzata) in Italia è di 50-60 euro l’ora; in India, Cina, Thailandia è di 8-10. A parità di risultato. La progettazione media, va osservato, è l’80% della progettazione complessiva».
Voi avete di recente avviato un investimento in Austria.
«Sì, volevamo fare una prova, allettati, più che dai contributi a fondo perduto offerti dalla Carinzia, dalla disponibilità di ingegneri dovuta all’ottima università di Leoben, specializzata in metallurgia. E ci siamo trovati di fronte a un sistema efficiente».
Ci spieghi.
«In ottobre abbiamo presentato la domanda per la costruzione di un piccolo stabilimento, l’autorizzazione è stata rapidissima e a fine novembre abbiamo potuto cominciare a scavare. Da noi ci sarebbero voluti sei-otto mesi. Tra aprile e maggio potremo inaugurare la fabbrica. Ma poi, anche piccole cose: le offerte degli architetti sono arrivate in due-tre settimane, in un mese abbiamo fatto l’ordine...».
Intanto in Italia, a Marghera, la mancata approvazione del piano d’impatto ambientale per un progetto rischia di mettere in fuga investimenti stranieri.
«Il tema ambientale non va messo in discussione, ma le nostre regole sono sempre complicate. Non si può certo dire che il sistema Paese sia friendly con l’industria...».
Pessimista?
«Per ora no. I Paesi emergenti trainano il Pil mondiale e il nostro export ne beneficia. Ma a medio termine cominceranno a esportare anche loro, e per noi saranno dolori...».