«Perdiamo un ragazzo d’oro entusiasta di diventare papà»

RapalloIn silenzio. Solo il fruscio delle ruote che sfiorano l'asfalto. Così ieri sul traguardo di Rapallo, così molto probabilmente oggi a Livorno. Il Giro piange uno dei suoi più giovani interpreti, un ragazzo che aveva talento e sognava di diventare campione. Il Giro piange Wouter Weylandt e il mondo della bicicletta piange lui. Su twitter tutti i professionisti del mondo postano un messaggio: da Lance Armstrong a Fabian Cancellara, dal connazionale Tom Boonen, passando per i compagni di squadra Franck e Andy Schleck. Il Giro abbassa il volume e spegne la festa. Zomegnan, patron della corsa, lo fa fare immediatamente, senza esitazione. «Ci siamo solo riservati di non avvertire i corridori in corsa, fin quando i familiari non avevano avvisato la moglie che in quel momento si trovava in macchina», fa sapere il patron della corsa rosa.
Con il groppo in gola, gli occhi lucidi e la voce rotta per l'emozione, anche Paolo Bettini, ct della nazionale, piange un ragazzo che ha incrociato quando correva per la belga Quick-Step, dove Weylandt ha mosso le sue prime pedalate da professionista nel 2005. «Non si può morire a 26 anni per una corsa in bicicletta - dice l'oro di Atene -, ma può capitare perché il ciclismo è sport duro ma anche pericoloso».
Piange Bettini, si commuove Michele Acquarone, direttore generale di Rcs Sport, al quale ieri sera alle 22.30 è toccato il compito di andare con Zomegnan a ricevere alla Malpensa la famiglia di Wouter e la giovane compagna An Sophie De Graeve che a settembre avrebbe reso padre lo sfortunato corridore belga. «Abbiate rispetto per questa giovane vedova, non pubblicate foto che potrebbero fare male a questa famiglia», si raccomanda accorato.
Angelo Zomegnan si fa forza, e parla nel giorno più duro della sua gestione. «Lasceremo ai compagni di squadra e ai suoi avversari la decisione di cosa fare domani (oggi per chi legge, ndr). Qualsiasi cosa loro decideranno di fare, noi la rispetteremo. Avremmo voluto ricordare le vittime di Lamezia Terme nella tappa di Tropea (sabato prossimo, ndr), ora dovremo ricordare un amico in più. Come abbiamo fatto ad Alba per ricordare Pietro Ferrero, morto in Sudafrica il 18 aprile scorso in sella alla sua bicicletta per un malore, domani (oggi, ndr) ricorderemo questo ragazzo con un minuto di silenzio. Poi niente feste, niente musica, niente premiazioni. Volumi abbassati. In questo Giro sfortunato e sciagurato non ci sarà festa, almeno a Livorno».
Messaggi di cordoglio sono giunti da ogni parte del mondo: dal presidente dell'Uci Pat Mc Quaid a quello della federazione italiana, passando per Gianni Bugno, indimenticato campione del mondo, oggi elicotterista qui al Giro per le riprese Rai, nonché presidente del sindacato mondiale dei corridori. «Sono addolorato e incredulo, il ciclismo è una grande famiglia, ci si conosce tutti e questo era uno dei nostri ragazzi migliori».
Aria pesante in casa Leopard. Volti cupi e occhi lucidi. Brian Nygaard, team manager della formazione lussemburghese comunica con twitter ai suoi ragazzi che la decisione spetterà solo a loro: andare avanti per Wouter o tornare a casa. «Quello che voi deciderete di fare a me va bene», dice il manager danese.
«Era un ragazzo buonissimo, tranquillo e disponibile come pochi - ricorda Luca Guercilena, tecnico e preparatore del team lussemburghese -. Perdiamo davvero un ragazzo d'oro, che aveva ampi margini di miglioramento. Era innamorato del suo lavoro, della sua bicicletta, della sua famiglia ed era al settimo cielo per la gravidanza di Anne Sophie, sua moglie. Siamo tutti davvero sconvolti, per una tragedia che ci toglie sonno e ogni energia».
Il Giro riprenderà molto probabilmente quest'oggi il proprio cammino. Ma una cosa è certa: non sarà una giornata come tutte le altre. Sarà un lungo cammino di sofferenza, ma diversa da quella che conoscono e frequentano solitamente i ciclisti. Perché quella fatica, quella sofferenza, non blocca i polmoni o le gambe: ma il cuore.