La "Perdonanza" di Letta agli ingrati che lo insultano

Gianni Letta è un signore. L’ha dimostrato ancora una volta ieri, all’Aquila. Perché se il sottosegretario avesse risposto per le rime a chi lo contestava, durante la processione della «Perdonanza», urlandogli «Io alle 3,32 non ridevo!», nessuno avrebbe davvero potuto biasimarlo. E invece niente. L’essere accomunato vergognosamente ai costruttori sciacalli che quel 6 aprile 2009 godevano nel pensare agli appalti post-sisma non gli ha fatto perdere l’aplomb. «È il giorno della Perdonanza - ha smussato - e voglio solo inviare un messaggio di pace, di armonia e di fiducia agli aquilani». Ma i comitati cittadini hanno risposto alla mano tesa con ulteriori insulti ancora: «Vergogna, vidi de jttene (vattene, ndr)». Gli ultrà delle «carriole» non perdono occasione per accanirsi sul governo che ha gestito con efficienza i soccorsi e il problema dei senzatetto. Poi fanno le vittime: Roma ci ha abbandonati. Ci voleva proprio San Letta per dare loro la «Perdonanza».