Perdono di Assisi

Il cosiddetto «spirito di Assisi» (pacifismo senza se e senza ma, ammucchiate interreligiose ed ecumeniche, marce ideologicamente promiscue, ecologismo simil-new age) non ha nulla a che vedere con san Francesco, essendo un’alzata d’ingegno puramente fin de siècle (il XX). Francesco era veralmente tutt’altro; anzi, l’esatto contrario. Per esempio, la festa di oggi ha origine da un suo atto di violenza del 1216, un gesto che oggi sarebbe definito di puro masochismo. Si narra che, in quell’anno, una notte il santo fosse stato assalito da una terribile tentazione, quella del «chi me l’ha fatto fare». Cioè, cominciò a chiedersi se per caso non stesse buttando via la sua vita nel vivere da pezzente al seguito di una volontà di Dio che poteva anche essere un puro frutto della sua immaginazione. Insomma, un pensiero ossessivo che, a dargli retta, lo avrebbe portato all’angoscia o al gettare il saio alle ortiche. Invece, con un supremo sforzo di volontà, sulle ortiche ci si gettò lui: si spogliò completamente e si lanciò tra i rovi. Il dolore fisico gli inferse lo choc necessario a distorglierlo dalla tentazione. Subito sentì la voce di Dio, commosso dall’abnegazione di quel suo figlio e disposto a concedergli qualunque grazia avesse chiesto. Francesco, vero santo, non chiese per sé ma per gli altri: l’indulgenza plenaria per tutti quelli che, in quel giorno, ogni anno l’avessero chiesta nella chiesetta della Porziuncola. Francesco ne parlò al papa Onorio III, di passaggio a Perugia, e fu convincente; infatti, quello accordò l’indulgenza richiesta, ogni anno e in perpetuo.