Il perdono Normalmente è dato dal vescovo Ma nei casi gravi è la Santa Sede che decide

Le scomuniche per i delitti più gravi sono «riservate», vale a dire che possono essere tolte in certi casi solo dal vescovo, alcune, addirittura, soltanto dalla Santa Sede. Tra quelle riservate al vescovo c’è la scomunica per procurato aborto, nella quale incorre automaticamente chi ricorre all’interruzione volontaria di gravidanza e a chi la pratica. In determinati periodi, ad esempio in Quaresima, molti vescovi estendono ai loro sacerdoti la facoltà di rimettere questa scomunica ai fedeli che vanno a confessarsi. La scomunica, la più grave delle censure ecclesiastiche, può essere inflitta soltanto a una persona fisica, laica o ecclesiastica, non a gruppi, enti o confraternite. Le altre due censure previste sono l’interdetto e la sospensione «a divinis». Quest’ultima riguarda soltanto i chierici, che ricevendola devono astenersi dal celebrare i sacramenti. L’interdetto, invece, lungo i secoli è stato utilizzato dai Papi anche per dirimere questioni politiche ed è stato talvolta pronunciato contro intere popolazioni, alle quali veniva proibita la celebrazione eucaristica.