«Perdono Tartaglia, ma i giudici diano un segnale»

RomaQuanto Silvio Berlusconi abbia considerato «non scontate» le parole di solidarietà arrivate da Giorgio Napolitano subito dopo l’aggressione in piazza Duomo, il capo dello Stato l’ha capito davvero solo ieri. Quando il premier ha chiamato il Quirinale per uno scambio di auguri e un confronto sulla necessità di un nuovo clima e di possibili convergenze sulle riforme. Un’ipotesi alla quale il Cavaliere guarda con interesse, proprio nei giorni in cui le cosiddette «colombe» - Gianni Letta su tutti - stanno lavorando per individuare dei punti di convergenza tra maggioranza e opposizione. Certo, restano le perplessità, soprattutto rispetto a un Pd che secondo il premier alla fine non riuscirà a sganciarsi da Antonio Di Pietro. Ma anche nei confronti di una stagione riformatrice che, ragiona Berlusconi nelle sue telefonate private, «non può certo prescindere dal mandato elettorale che ci è stato dato dagli italiani».
Un concetto sui cui il premier torna in più di una volta durante l’ennesima giornata passata nel quartiere generale di Arcore, ancora alle prese con un forte mal di testa per la botta presa al setto nasale. D’altra parte, riflette il Cavaliere, «noi abbiamo avuto la fiducia degli elettori su un programma». Qualunque stagione riformatrice, dunque, «non può non tenere conto di quel che vuole la maggioranza degli italiani». Insomma, sì al dialogo purché l’opposizione non solo non imponga il suo punto di vista ma provi a comprendere quello della maggioranza. Perché, spiega Berlusconi a uno dei suoi tanti interlocutori della giornata, «ho il dovere di rappresentare la gente che ci ha votato» e che «lo ha fatto in base a un chiaro programma elettorale». Dalla riforma federalista, dunque, a quella della giustizia.
Dopo l’aggressione di piazza Duomo, insomma, seppure con tutte le cautele del caso, il Cavaliere prova a dar fiducia alle colombe. Anche se, chiosa più di un ministro, «bisognerà vedere che cosa succede a gennaio quando inizierà a soffiare il vento». Durante una conference call con la sede del Pdl di Roma, poi, Berlusconi spiega di aver «umanamente perdonato» Massimo Tartaglia, l’uomo che lo ha aggredito. Ma, aggiunge, è importante che il suo gesto non sia sottovalutato perché non deve passare il messaggio che si può andare in giro e colpire liberamente il presidente del Consiglio che rappresenta un’istituzione. Altrimenti, dice, si rischia che parta il tiro al bersaglio. Tanto che ai suoi avvocati dà preciso mandato ad andare avanti con la denuncia. Parole, quelle di Berlusconi, che la famiglia Tartaglia mostra di apprezzare. Sono «grato» al premier, dice il padre Massimo.
Nonostante i postumi dell’aggressione e il dolore che non è ancora del tutto passato, Berlusconi non perde comunque di vista i prossimi impegni della maggioranza. Primo fra tutti l’appuntamento con le regionali di fine marzo, un test che coinvolgerà quasi tutto il Paese e che potrebbe diventare il vero spartiacque della legislatura. Una partita, quella delle amministrative, che Berlusconi sta già giocando a tempo pieno. Non è un caso la telefonata di auguri a Renata Polverini, candidata «finiana» alla presidenza del Lazio. Così come il lavoro fatto su alcuni ex di Forza Italia in Piemonte, con cui si è raccomandato di sostenere al meglio la candidatura del leghista Roberto Cota. Stesso discorso fatto ai veneti rispetto a Luca Zaia, mentre si sta lavorando a «ricucire» con l’uscente Giancarlo Galan.
Ancora da decidere, invece, un eventuale messaggio video al posto della tradizionale conferenza stampa di fine anno. Di certo, il 26 dicembre interverrà telefonicamente con la Comunità Incontro di don Gelmini, mentre per il 24 sera è in programma una telefonata ai terremotati dell’Aquila.