Pereira si cela dietro il velo

Debutta questa sera in «prima nazionale» (con repliche venerdì e sabato) a Borgio Verezzi, «Sostiene Pereira», trasposizione teatrale dell'omonimo romanzo di Antonio Tabucchi (già diventato dieci anni fa un fortunato film con Marcello Mastroianni) che vede nel ruolo del protagonista Paolo Ferrari: con lui in scena Gianluigi Fogacci, Elena Ferrari, Stefano Scherini, Gianluigi Pizzetti, Marcello Donati e Amandio Pinheiro. La regia è di Teresa Pedroni.
«Più che sulla storia vera e propria - spiega la Pedroni a proposito dell spettacolo - abbiamo lavorato su ciò che accade realmente, sulla coscienza del personaggio, sulla consapevolezza di ciò che gli avvenimenti raccontati significano realmente per Pereira».
La storia narrata da Tabucchi è nota: Pereira, responsabile delle pagine di cultura del giornale «Lisboa», si trova in piena dittatura di Salazar coinvolto, apparentemente per caso, in una situazione più grande di lui. Attraverso l'incontro con un giovane impegnato politicamente e la sua fidanzata, gli si spalancherà un universo finora inesplorato: il campo della responsabilità e molto altro ancora, quello della possibilità di una vita diversa.
«In Tabucchi - continua la Pedroni - c'è sempre un piano di non-detto ed è proprio in questo spazio di assenza che abbiamo cercato di lavorare, rendendolo anche visivamente attraverso un "velatino" che sta davanti alla scena. Un velo che è una sorta di metafora: le cose accadono dietro a questa cortina trasparente, nella coscienza, laddove ogni incontro con gli altri personaggi serve da stimolo e da sprone per cambiare, per rendere Pereira un uomo diverso, capace di aderire a ciò che accade e di essere allo stesso tempo un individuo responsabile, presente alla propria e altrui vita».
L'aspetto di denuncia è rimasto, il rifiuto di ogni dittatura è sempre presente ma è certo più importante il percorso, in un certo senso di agnizione di sé, che Pereira fa e che lo conduce, attraverso scarti di coscienza, a trasformarsi da una piccola persona in un uomo che si assume la propria responsabilità civile e politica.
«Gli stessi personaggi che Pereira incontra sono quasi più una “sollecitazione“ che realtà, come se attraverso gli incontri, il Pereira che vediamo sul palcoscenico, potesse sovrapporsi alla sua immagine letteraria e fare il percorso del libro. Il “Sostiene Pereira“ che proponiamo a Verezzi - conclude la regista - non è certamente un esempio di teatro borghese; non c'è nulla di naturalistico in questo spettacolo, tutto è evocazione, lampo, sensazione, tratteggio».
Anche la scenografia, realizzata da Alessandro Chiti, concorre nel rendere lo spazio in cui gli attori agiscono una sorta di luogo metafisico: un luogo fatto di quinte trasparenti su cui, appena percepibili, passano immagini giocate sui toni del grigio e l'azzurro, figure appena abbozzate il cui compito è quello di evocare più che quello di mostrare.
Grande è l’attesa quindi non solo per la trasposizione in palcoscenico di uno dei libri più amati di Tabucchi ma anche per l'interpretazione, di grande impegno, lucidità e spessore di Paolo Ferrari, uno dei veterani della prosa italiana, che - al suo ritorno in piazza Sant'Agostino - si cimenta nel ruolo del protagonista con un'adesione tale da non far rimpiangere l'indimenticabile Mastroianni del cinema. Lo spettacolo verrà poi ripreso nella stagione 2005/2006.