Peres lascia i laburisti: il nuovo è con Sharon

Per l’ottantaduenne transfuga sarebbe pronto il prestigioso incarico di ambasciatore speciale per gli accordi di pace

Gian Micalessin

È già in piedi sul cornicione. Deve solo decidere se saltare nel vuoto o se accomodarsi nel comodo telone apparecchiato per lui da Ariel Sharon. Comunque vada, Shimon Peres ben difficilmente tornerà indietro. La conferenza stampa con cui oggi annuncerà l’addio al partito laburista dopo 60 anni di militanza è già annunciata. A quel punto sapremo se il grande vecchio della politica israeliana è pronto al grande balzo a fianco di Ariel Sharon nella cabina di comando del nuovo partito Kadima o se si limita ad attendere una convocazione di prestigio nel prossimo governo.
Di certo non vuol aver più nulla a che fare con i laburisti di Amir Peretz, l’ex sindacalista che - dopo essere stato accolto nel partito grazie alla sua intercessione - l’ha sconfitto e umiliato alle primarie.
L’instancabile 82enne l’ha fatto chiaramente capire ieri a Barcellona, dove tra un appuntamento e l’altro alla conferenza dell’Euromed ha approfittato per togliersi qualche sassolino dalla scarpa. «Il vero cambiamento non è nel partito laburista, la vera svolta è nel Likud - ha detto Peres facendo capire di essere ormai in perfetta sintonia con l’attuale premier -. Sharon ha preso una posizione diversa rispetto allo Stato palestinese e vuole continuare il processo di pace», ha detto Peres spiegando di aver bisogno ancora di un paio di giorni per «raggiungere una decisione completa» sul proprio futuro politico. «Mi riprometto - ha detto - di completare le mie riflessioni entro due giorni e annunciare la mia decisione». I suoi imbufaliti ex compagni di partito già scommettono sul grande abbraccio con Sharon. Soprattutto dopo l’addio della parlamentare Dalia Itzik, una fedelissima del “grande vecchio” che - ieri mattina - ha annunciato il passaggio a Kadima. «Sembra sempre di più un pacchetto concordato - ringhiava risentito il segretario generale laburista Eitan Cabel –, ci avevano promesso di restare nel partito, ma probabilmente a quel punto avevano già stipulato altri accordi e i colloqui con noi erano solo una cortina fumogena».
Lior Horev, uno dei più ascoltati consiglieri del primo ministro, è invece certo che Shimon Peres non entrerà nel nuovo partito di Sharon, ma si limiterà ad attendere un incarico nel nuovo governo per «occuparsi dello sviluppo della Galilea e del Negev». L’incarico - benché importantissimo e cruciale per il futuro del Paese - non rientra nelle specialità di Peres che potrebbe invece preferire un incarico da “ambasciatore speciale per gli accordi di pace”.
Quella carica – secondo Uri Shani, un altro influente consigliere del primo ministro – gli sarebbe già stata offerta da Sharon durante lo scorso fine settimana. La nomina catapulterebbe l’ex premio Nobel per la pace al centro di tutte le trattative regionali e internazionali per la nascita dello Stato palestinese e i rapporti con gli Stati arabi. Anche perché i collaboratori di Sharon, reduci dalla prima riunione del nuovo partito, hanno confermato la volontà del premier di porre i negoziati per un accordo di pace finale al centro del programma del prossimo esecutivo.
Mentre le migrazioni da una formazione all’altra restano all’ordine del giorno lo scontro politico si accende sempre i più. La “traditrice” Dalia Itzik - accusata dagli ex compagni di partito d’aver preparato la fuga di Peres verso Kadima - spara a zero sul nuovo leader Amir Peretz e lo accusa di aver traghettato nel partito tutto il vecchio apparato sindacale mettendo a punto «una piattaforma politica più a sinistra del partito comunista».
I laburisti si consolano accogliendo a braccia aperte nel partito la stella radiotelevisiva Shelly Yechimovicz, che proprio ieri ha annunciato di voler abbandonare la radio e il piccolo schermo per militare nelle file laburiste. Da destra il capogruppo del Likud Gideon Saar demolisce la nuova formazione del transfuga Sharon descrivendola come «un campo profughi per i rifugiati della politica». E nella speranza di togliere a Sharon i consensi della destra grida ai quattro venti che il nuovo partito «non è come ci aspettavamo tutti una copia del Likud, ma un vero e proprio nuovo partito laburista».