«La perfezione non esiste Per questo la cerco: in campo e nella vita»

Troppe partite, ci si deve gestire. Squadra in vantaggio, il bomber ha segnato e ci riprova. Mi chiedo: perché lo fa se deve giocare 3 giorni dopo?

nostro inviato

a Riscone (Brunico)

Pochi giorni fa Esteban Cambiasso era lì che parlava con una emittente televisiva, stava facendo un'intervista ma non si capiva, sembrava solo una chiacchierata. A un certo punto gli chiedono cosa ne pensa del cambio dell'allenatore, via Mancini, dentro Mourinho, anche se le cose stavano andando bene. Lui fa: «Potrei essere frainteso se parlassi oggi di una qualità di José Mourinho perché potrei far credere che Roberto Mancini non la possedeva. Ritengo che questo tipo di valutazioni saranno da farsi molto più avanti. Io ringrazio Mancini per quello che ha fatto per l'Inter e per noi. Adesso però dobbiamo cercare di apprendere quanto più possibile dal nuovo tecnico». Insomma risposte così e questa non è stata neppure la migliore. E poi non si capisce da dove gli esca quel suono che corrisponde alla sua voce, un po' metallico, un po' nasale, inflessioni zero, neppure quando ti azzardi a dirgli che è considerato il calciatore più intelligente del pianeta. Anzi rischi. Lui commenta: «Esagerati».
Scusi, ma la voce è uscita dallo spogliatoio, sono stati i suoi compagni di squadra a metterla in giro, non la stampa.
«Esagerati ugualmente. Io cerco solo di trovare la soluzione migliore, la conclusione più giusta in quel momento. Non mi sembra che questo possa bastare per essere considerato intelligente».
Sa com'è, nella fretta e durante il gioco, non sempre è facile trovarla, lei invece ci riesce spesso, questo le può bastare?
«Io sono costantemente alla ricerca della soluzione migliore, non solo quando sono in campo. Chi mi conosce lo sa, sono un perfezionista che sa che la perfezione non esiste e quindi so che arrivarci è impossibile. Alla fine anch'io mi sono dichiarato sconfitto ma non ho abbassato il mio livello di pretese: sto solo cercando di abbassare la mia percentuale di errori».
Ne fa ancora molti?
«Lei ha notato qualcosa?».
Tutti i suoi gol li ha fatti con l'Inter in svantaggio, altrimenti non va giù e resta coperto...
«Due anni fa con il Livorno ho segnato mentre eravamo largamente in vantaggio. Ma con un tiro da lontano».
La invidiano in tanti, e lei è geloso di qualcuno?
«Ne ammiro molti. Ci sono calciatori che trovano delle soluzioni che mi lasciano senza parole. In fondo per imparare a giocare a calcio non ci vuole molto, basta guardare gli altri. Io sono in camera con Crespo e nei fine settimana ci vediamo almeno otto partite, un po' di tutto, Liga, Premier, Bundesliga, lui commenta tutto partendo dal suo ruolo, io dal mio, lui nota i movimenti degli attaccanti, io quelli dei difensori. Credo che questo ci faccia crescere molto».
Lei ha rubato qualcosa a qualcuno?
«Sebastian Veron era uno da osservare. Non eravamo grandi amici, io con lui non ci uscivo a mangiare come faccio ora con Zanetti e gli altri, ma credo che io e lui assieme siamo stati l'Inter più bella di questi anni. Giocavamo nello stesso ruolo di centrali ma tra noi sul campo c'era grande intesa, poi lui ha fatto le sue scelte e non sono io che le deve giudicare. Veron se n'è andato ed è iniziata una nuova sfida, a me spiaceva che fosse finita così ma poi ho scoperto che questo mi avrebbe costretto a compiere una nuova esperienza e quindi a crescere ancora».
Cosa c'è da imparare in questo calcio?
«Bisogna sapersi gestire e dosare le energie. A volte penso a quegli attaccanti che hanno già segnato, la loro squadra è in vantaggio e loro cercano ancora di fare un altro gol. Io mi chiedo: questo magari fra 72 ore è di nuovo in campo, ma perché fa così? Non voglio passare anch'io per il solito che si lamenta perché si gioca troppo. È così, e indietro non si torna. Noi calciatori non possiamo metterci contro gli interessi della televisione e degli sponsor, però possiamo adeguarci e dosare le energie».
Meno spettacolo e più concretezza?
«Secondo voi è colpa dei calciatori?».
Per fortuna c'è in giro gente come Messi...
«Leo ha una grande qualità: giocare con lui è facile».
E con Adriano? Lei lo ha sempre difeso...
«Se vogliamo fare del bene ad Adriano dobbiamo fare una sola cosa: parlarne il meno possibile. A inizio stagione tutti giurano sulla sua resurrezione, sulla sua forza, e gli viene messa addosso molta pressione. Ma non c'è nessun giocatore così forte da essere superiore all'Inter. Non c'è nessuno così importante da poterla condizionare. Io sono contento per come lavora Adriano qui a Brunico, sento che la sua testa è qui con noi al cento per cento. A me sembra di averlo sempre capito, lui ha solo bisogno di essere trattato come uno della squadra».
E l'Inter come sta?
«Mourinho ha in mente una sola cosa: vincere».
Anche le altre vogliono vincere.
«È normale che sia così, ma è ancora troppo presto per capire chi può competere durante tutta la stagione. Aspettiamo almeno fino a settembre prima di dare dei giudizi».
Poi magari bastano cinque minuti sbagliati come contro il Liverpool...
«Li avevamo avuti noi, ma potevano capitare anche a loro. Ne eravamo veramente convinti. Noi non volevamo illudere i nostri tifosi, in quella partita di ritorno a San Siro poteva capitare tutto, anche che succedesse al Liverpool quello che era successo a noi ad Anfield. Ma questo è il passato, preferisco parlare del presente e del futuro».
E qui come siamo messi?
«Con Mourinho, vogliamo vincere».