La «perfida» crociata inglese contro la messa di Ratzinger

Polemiche per la formula «pro perfidis judaeis». Ma era già stata cancellata dalla liturgia nel 1962

da Roma

Il Motu proprio di Benedetto XVI che liberalizzerà il messale tridentino nell’ultima versione approvata prima del Concilio sarà pubblicato sabato prossimo e permetterà a un «gruppo stabile» di fedeli (senza specificarne il numero) di richiedere la celebrazione secondo l’antico rito – mai ufficialmente abolito – direttamente al sacerdote responsabile della comunità parrocchiale. Ma già prima che il testo sia conosciuto nei dettagli arrivano le critiche. Voci contrarie, come riferisce l’Independent, si levano in questi giorni da parte di cattolici del Regno Unito, che temono ripercussioni nel dialogo con la comunità ebraica dal ripristino di una liturgia che definiva «perfidis» i giudei. In realtà Papa Ratzinger liberalizzerà il messale tridentino promulgato da Giovanni XXIII nel 1962, cioè dopo che la famosa preghiera «pro perfidis judaeis» venne abolita e non si ritrovava più nella liturgia del Venerdì Santo. Quell’espressione, dunque, non ci sarà né riecheggerà più nelle chiese cattoliche durante il secondo rito del suggestivo Triduo pasquale.
Il termine «perfidi» nel latino liturgico aveva originariamente il significato di «privo di fede», «miscredente», riferito a coloro che non volevano accettare la fede cristiana. Con l’introduzione dei messalini in lingua volgare, il «perfidi» latino si era trasformato nell’omonimo italiano. Lo stesso era avvenuto nelle altre lingue del mondo. Da una constatazione, il fatto che gli ebrei non credono in Cristo, si era dunque passati, soprattutto con le traduzioni, a una condanna morale. Subito dopo la fine della Seconda guerra mondiale, era stato l’ex rabbino capo di Roma Israel Eugenio Zolli, che convertitosi al cristianesimo aveva assunto il nome di battesimo di Pio XII, a chiedere al Papa di cancellare l’espressione. Pacelli rispose che il significato della parola latina non conteneva un giudizio morale, ma soltanto la constatazione che i giudei rifiutavano la fede cristiana. Ma rendendosi conto del problema, fece fare una pubblica precisazione sull’argomento dalla Sacra Congregazione dei Riti, resa nota il 10 giugno 1948, nella quale si spiegava che i «perfidis judaeis» erano soltanto i giudei «infedeli» e non perfidi. L’espressione sarà abolita in modo definitivo da Giovanni XXIII nel 1959.
Nel messale tridentino che viene ora liberalizzato, dunque, non ci sono riferimenti ad alcuna «perfidia». Rimane invece la preghiera affinché Dio sollevi il «velo che copre i cuori» degli ebrei «ed essi riconoscano Nostro Signore Gesù Cristo»: e il fatto che si preghi perché credano conferma che il significato dell’abolito «perfidi» era proprio quello di «privi di fede».
Ad alimentare qualche iniziale confusione potrebbero contribuire i vecchi messalini per i fedeli. È di ieri la notizia che un gruppo tradizionalista di Verona ha appena pubblicato il testo più vecchio riportando a parte anche tutte le modifiche introdotte fino al 1962. Vi si ritrova dunque anche la liturgia del Venerdì Santo contenente l’antica versione della preghiera per gli ebrei, che però non si potrà utilizzare. I promotori del volume, intitolato « Messale Festivo Tradizionale Latino e Italiano» (Editrice Fede & Cultura), affermano di aver reso disponibili le due versioni «per motivi storici, per far comprendere l’evoluzione del testo». I lefebvriani della Fraternità San Pio X hanno invece stampato un messalino con l’unico testo promulgato da Giovanni XXIII senza le preghiere contestate e abrogate.