Perfino 007 si è arreso a Pupo

nostro inviato a Venezia

James Bond non avrebbe scampo contro Pupo. A poker, beninteso, mica a braccio di ferro. Nella partita decisiva di Texas Hold’em in Casino Royale fa un errore così marchiano, che al casinò (con l’accento) di Venezia al massimo potrebbe tirar su e giù la leva delle slot machine. Oddio, anche nella mitica Ca’ Vendramin, dove morì Wagner, ma a memoria di croupier nessuno è mai schiattato al tavolo verde, ci sarà certo qualche avventizio dell’azzardo. Però è difficile che a portarsi via la fetta più grossa di un montepremi di trecentomila e rotti euro del primo Campionato italiano di poker, alla fine non sia qualcuno che gioca male come Daniel Craig, lo 007 fresco di nomina. Che nel film incamera la bellezza di quindici milioni di euro, sottratti, con un briciolo di destrezza e l’abbondante dose di culo fornitagli dalla sceneggiatura, a nove giocatori, ciascuno sceso in pista con dieci milioni di euro.
Be’, tranquilli, non scappate col vaporetto all’angolo. Al torneo, che in tempo reale va in scena fino a stanotte e in differita dal 25 al 31 gennaio sarà trasmesso ogni sera da Sky (titolo La notte del poker, rete Sport 2, orario 22.30-23.15) con il commento di un esperto che più esperto non si può, e chi se non Pupo, con la complicità di due che se ne intendono davvero, Fabio Caressa e Stefano De Grandis, il costo delle iscrizioni è molto, ma molto più basso. Millecento euro a testa, che, moltiplicati per i 290 partecipanti, danno un montepremi di 319mila euro precisi. Altra avvertenza per i neofiti, le mamme in apprensione per i loro ragazzi avviati sulla strada della perdizione e i perbenisti in servizio permanente: più di quei millecento euro non si può perdere. Già, perché, dilapidata la tassa obbligatoria per entrare in gara, gli iscritti non rischiano più nulla. Sempre che l’aspirante campione giunto apposta da Napoli o da Aosta e sbattuto fuori dopo dieci minuti, non si lasci trascinare dalla rabbia di aver fatto un viaggio così lungo per niente e tenti una fortuna bis, magari alla roulette o allo chemin de fer.
Sullo chemin Pupo ne ha mille da raccontare. Come quella volta che proprio a Venezia («un luogo che per me rappresenta il dramma») chiese un banco di otto milioni. Peccato che avesse finito i soldi e che il casinò gli avesse chiuso il fido. Manco a dirlo Pupo perse e gli otto milioni non li aveva. L’incauto croupier, che non aveva accertato la copertura della puntata, come la regola impone, restò lì tra lo sbigottito e il furibondo: se il cantante non avesse rispettato l’impegno, sarebbe toccato a lui far fronte al debito. Ma Pupo, che è, o almeno era, un adorabile matto, ma è anche un uomo d’onore, scese per strada cercando in lungo e in largo qualcuno che gli prestasse otto milioni. Provateci voi, a mezzanotte passata, sul Canal Grande. Con un gondoliere è dura, più probabile trovare uno strozzino. Guarda caso uno rispose presente, guadagnando sull’unghia due milioni: infatti pretese, e ottenne, secondo consolidata prassi ben nota, ahiloro, ai giocatori in fregola, un assegno di dieci milioni per l’esborso degli otto richiesti. Prontamente, vale a dire un’ora e mezzo dopo, versati da Pupo sul piatto piangente, tra il sorriso ritrovato dell’affranto croupier.
Pupo che nell’improvvisato tavolo organizzato con gli spaesati inviati dei vari giornali, tra cui il vostro umile cronista, si è fatto silenzioso e pensante. Non a sufficienza per battere il volpino Caressa, vincitore dei cinquecento euro del minitorneo dimostrativo, davanti allo stesso Pupo (trecento euro) e agli altri cronisti, quasi tutti vistosamente negati per le carte, in ordine sparso. Così chi scrive ha versato e puntualmente perso l’obolo iniziale di cento euro: inutile, per chiudere la patetica parentesi personale, tirar in ballo la scusa di non aver mai accarezzato manco una coppia tra le mani.
A star dietro ai racconti di Pupo c’è da trasecolare, specie per chi non abbia dimestichezza col mondo del gioco. Se non fosse da tempo passato nel regno dei più, sarebbe ancora sotto choc il disoccupato Giuseppe, amico d’infanzia del cantante, che dal paese natale di entrambi, Ponticino, fu scaraventato un giorno in Jaguar a Sanremo, in qualità di puro accompagnatore portafortuna. Pupo, sì anche a lui è capitato di vincere, dopo una lunga battaglia con le fiches si ritrovò con ottanta milioni, di oltre vent’anni fa, in tasca. Un gruzzolo che il cantante infilò nel cappotto dell’amico, mai prima di allora sfiorato da tale ricchezza. Ubriacante felicità temporanea, di cui però al povero Giuseppe rimase tangibile traccia, sotto forma di due milioni elargiti da Pupo il Generoso per il disturbo.
Un’altra volta di amici Pupo rischiò di perderne tre in un colpo. Quelli trascinati al seguito, sul solito macchinone, Saint Vincent o Campione, chi se lo ricorda. Stanziamo cinquanta milioni, trentacinque io, cinque a cranio voi. Con il riluttante Mileto che piagnucolava: mi devo sposare tra una settimana. Uno chemin senza spargimento di sangue toscano: alla fine erano pari esatto. Andate avanti voi, che io cambio le fiches. Ma tra il dire (tavolo di chemin) e il fare (la cassa) si interpose il mare (una roulette) in cui Pupo, come una falena attratta da un lampione, lasciò l’intero grisbì in un paio di minuti. Troppo poco perché i tre amici all’ingresso con il paltò appena infilato non credessero ad uno scherzo. Invece era tutto vero. Pugni chiusi e contorno di insulti, con il depresso Mileto che già vedeva sfumare le nozze. Finché Pupo, samaritano ad honorem, disse: avete ragione, è solo colpa mia, vi ridarò i vostri soldi, facendo finta di aver perso tutto io. E così fu.
Massimo Bertarelli