Perfino Cgil, Cisl e Uil sui temi del lavoro «bocciano» Marrazzo

Antonella Aldrighetti

I lavoratori in mobilità, disoccupati e inoccupati, possono attendere. I «comodi» della giunta Marrazzo, s’intende. Perché chi ha perso il lavoro, prima di avere la possibilità di essere ricollocato oppure usufruire dei programmi di reinserimento, magari previo corso di formazione, dovrà essere tanto paziente da aspettare fuori dalla porta che il governatore del Lazio di concerto con l’assessore al Lavoro Alessandra Tibaldi e quello alla Formazione Silvia Costa decidano di rimettere in moto la macchina organizzativa dell’«Agenzia Lazio Lavoro». Ovvero l’ente strumentale della Regione che coordina il comparto delle politiche del lavoro, la formazione professionale e i centri provinciali di servizio per l’impiego.
Da quattro mesi ormai l’«All» è operativamente in stand-by a causa della mancata nomina degli organi dirigenziali. Alla guida c’è solo un commissario ad acta temporaneo, Brunello Capriolo, che ha solo l’onere di pagare gli stipendi ai settanta dipendenti. Per quanto riguarda invece l’ordinaria e la straordinaria amministrazione, nulla accenna a muoversi. Ferme sono pure le risorse finanziarie: sei milioni di euro.
Il perché? «Bloccate per mancanza di indirizzi e possibilità di firma degli atti e, alla stessa stregua - si legge nella lettera che Cgil, Cisl e Uil hanno inviato a Marrazzo, Tibaldi e Costa -, per quelle attività che sono state già concluse si rimane nella condizione di non potere eseguire i mandati di pagamento». Fosse tutto qui si potrebbe sperare che tra qualche settimana, quando le nomine dei manager saranno ratificate, si potrebbe dar corso alle aspettative sindacali, ma non è così. Le preoccupazioni che non vengono assolutamente trascurate dalla Triplice riguardano soprattutto il «decadimento del ruolo di coordinamento dei servizi tecnici di supporto e le attività di indirizzo della Regione cui la stessa agenzia sarebbe richiamata». Perché al palo rimangono pure i procedimenti relativi ai lavoratori socialmente utili, alle liste di mobilità, agli incentivi per la ricollocazione dei dirigenti ai contributi per l’avvio di lavoro autonomo che produrrebbero «gravi ripercussioni per i lavoratori già colpiti da provvedimenti di licenziamento, configurando il rischio di interruzione di pubblico servizio» come viene intimato dalle Rsu aziendali. Motivo che la categoria esplicita con un aut aut non escludendo la segnalazione del «gap» addirittura alla Procura regionale della Corte dei conti nonché all’Ispettorato della Funzione pubblica.
Eppure, tra le voci di corridoio che alimentano i malumori dell'Agenzia, ci sarebbe pure la chiacchiera sull’ennesimo «bisticcio» nella maggioranza di centrosinistra in merito all’assegnazione della poltrona più ambita: quella del direttore generale. Da «radio All» si apprende che ci sarebbero in corsa per il posto i candidati Mario Bagherini (vicino ai diessini), Fabio Landi (più confacente a Rifondazione comunista) e Clemente Ruggero (in quota Udeur). Ma a chi sta in fila per trovare un’occupazione, o almeno per essere inserito al collocamento, di queste faccende poco importa. E poco importa pure che l’assessore regionale al Bilancio Luigi Nieri abbia abbracciato l’idea della sua «compagna» di partito Alessandra Tibaldi che auspica un salario sociale nel Lazio da promuovere «insieme a nuove forme di inserimento lavorativo» (sono parole sue). Rimane da capire quali, perché i disoccupati fremono.