"Perfino Jordan mi ha detto: ho sentito parlar bene di te..."

Danilo Gallinari sta diventando "personaggio" Nba. L’italiano dei Knicks ha battuto finalmente il mal di schiena: "Sono solo all’inizio, ma adesso New York sa quello che valgo"

Mitja Viola

New York - Non l'hanno ancora fatto sindaco per il semplice motivo che gli americani, salvo qualche senatore a destra e sinistra, non hanno mai eletto un giocatore di basket alla guida del proprio comune. Ma New York adesso vuole finalmente bene a Danilo Gallinari, lo «Stallone Italiano» com’è stato facilmente battezzato dopo le sue prime vere partite. Un amore nemmeno a prima vista se si pensa che tra i fischi del draft accompagnati da due mesi di tribuna e i primi timidi ma concreti passi da campione, c'è di mezzo il grande impatto che Danilo ha lasciato al termine delle sue prime vere quattro partite da protagonista con la maglia dei Knicks. Finalmente ci siamo.
«Mi sto prendendo delle piccole soddisfazioni - ha attaccato lui tra un sorriso e un respiro profondo, la classica ruotine del dopo partita che lo ha accompagnato anche nei periodi meno felici - ma siamo appena agli inizi e di fatto, non vale la pena esaltarsi anche se mi sto divertendo e sono contento di quello che sono riuscito a fare».

Se l'aspettava un rientro al basket giocato di questo livello?
«Ho sempre e solo voluto giocare. All'inizio la schiena non mi ha mai concesso di dimostrare il mio valore ad una parte di tifosi che non mi conosceva ma adesso, per fortuna, le cose sono diverse».

Dopo solo 4-5 partite la gente sta cominciando a volerle bene: se lo sarebbe mai aspettato?
«Io sono un giocatore dei Knicks e come tale voglio fare tutto quanto possibile per soddisfare i miei tifosi. È anche grazie a loro che uno si misura e cerca di migliorare giorno dopo giorno».

Facciamo un passo indietro: la schiena le fa ancora male?
«Ho ancora del fastidio ma è diverso rispetto a prima e quindi posso giocare. Con Mike D'Antoni e lo staff medico siamo d'accordo di non forzare, quindi mi sto preparando ad un rientro graduale e proporzionato alla mia condizione fisica».

Di fatto, tra punti realizzati e impatto sul gioco, lei sta migliorando di serata in serata: qual è il segreto di Danilo Gallinari?
«Prendere confidenza e immedesimarsi nel mio ruolo. Alla fine cerco solo di fare quello che mi viene chiesto, il resto poi verrà da sé. Tenete presente che devo ancora prendere dimestichezza con gli schemi e il nuovo modo di giocare. Ma sono ottimista».

E magari è ancora in tempo per strappare una convocazione all'All Star Game dei «rookie» in programma fra tre settimane a Phoenix?
«Perché, avete saputo qualcosa? (risata ndr). Non lo so, è chiaro che mi farebbe piacere ma a certe cose è meglio non pensarci. Sono reduce da un periodo abbastanza delicato, quindi è meglio gestire la situazione e cercare di lavorare per i Knicks in modo da mantenere fede ai nostri obiettivi».

Di preciso?
«I play-off sono il primo traguardo, poi nel giro di qualche anno vedremo che cosa succede. Penso abbiamo tutte le carte in regola per farcela, quindi non resta che rimanere concentrati sul lavoro in palestra».

Ci racconta di quella volta che ha incontrato Michael Jordan?
«Era al Madison in occasione della partita con Charlotte. Quando l'ho saputo ho chiesto di incontrarlo e lui ha accettato. Io gli ho stretto la mano e abbiamo scambiato due parole: mi ha detto di tenere duro perché ha sentito parlare bene di me».

Un anno fa in Italia Danilo Gallinari dichiarava di non essere troppo convinto a trasferirsi in America. Adesso come la mettiamo?
«Lo dicevo per dei motivi ben specifici. Oggi le cose sono diverse e sono più che mai convinto e contento di questa scelta. Sto bene, i compagni mi vogliono bene e finalmente ho cominciato a giocare».

Ultima domanda: chi è il giocatore più forte che ha incontrato?
«Lebron James. È di un altro pianeta. Fisicamente è il numero uno, poi è difficile da compararlo con Kobe Bryant, perché tatticamente ha tutto un altro impatto sul gioco».