Il futuro del cibo per tutti fra tecnologie e sostenibilità

I temi del diritto alla nutrizione e alla sana alimentazione al centro del convegno internazionale "Designing a resilient future Food, Technology, and Sustainable Development" di Pack-Ima. Trasparenza delle filiere per far dialogare produttori e consumatori: un problema di fiducia

Un semplice pezzo di pane come simbolo di un tema alto, che è anche al centro del grande dibattito globale di Expo 2015:la sostenibilità alimentare, ovvero come affrontare la sfida di assicurare nel 2050 ad una popolazione di 9-10 miliardi di persone accesso al cibo e alla sana alimentazione e come le tecnologie possono aiutare a raggiungere l’obiettivo e sono disponibili come dimostrano molte di quelle presentate in Fiera Milano durante Ipack-Ima. Tema affrontato nel convegno Designing a resilient future Food, Technology, and Sustainable Development che si è svolto nell’ambito di Ipack-Ima, coordinato da Claudio Peri professore emerito all’Università degli Studi di Milano a cui hanno preso parte Greg Drescher vicepresidente di The Culinary Institute of America, Michiel Bakker direttore di Google Food Services, Philippe Scholtés managing director del Programma di sviluppo e cooperazione tecnica di Unido, Paolo Barilla vicepresidente della Barilla e del Centro Barilla per il Cibo e la nutrizione.

“Ipack-Ima ed Expo Milano 2015 sono un’occasione straordinaria per riflettere sul futuro della produzione alimentare e per proporre nuovi modelli di sviluppo delle filiere agro-alimentari - spiega il professor Peri -. Veniamo da un periodo storico che ha visto esplodere la globalizzazione dei commerci, l’inquinamento dell’ambiente, lo sfruttamento del suolo, il problema dell’accesso all’energia nei Paesi poveri, l’accentuarsi delle diseguaglianze nel Pianeta dove l'opulenza convive con miseria e malattie dovute all'eccesso di cibo, accanto a quelle della fame doveute alla mancanza di cibo”.

C’è insomma una condizione di “diseguale abbondanza” da cambiare e c'è un altro fenomeno da non sottovalutare, quello dei consumatori più privilegiati sempre più diffidenti nei confronti della tecnologia e della industrializzazione delle filiere agro-alimentari. Così il pezzo di pane diventa un simbolo che suggerisce anche l’idea del ritorno “all'essenziale, alla ricerca di un buon accordo fra intervento dell'uomo e il rispetto della natura, allo spirito di comunità". Se ad esempio chi coltiva mais lo usa per produrre energia, lo sottrae alle popolazioni di quesi Paesi africani che dipendono da quel mais per l’alimentazione. C’è una drammatica diseguaglianza nell’accesso e nella disponisibilità delle risorse alimentari, ed è un problema di equità”.

E c’è il tema del rapporto fra chi produce e chi consuma che va riequilibrato e reso trasparente. “Oggi al supermercato si compra un alimento e le informazioni su quello che sta acquistando ed è rilevante anche per la salute, non sono sufficienti - spiega ancora Caudio Peri -. Anche i prodotti tracciati in realtà hanno una storia complessiva che difficilmente emerge ed è legata agli ingredienti: ad esempio gli additivi usati, gli aromi, le farine. C’è un problema di trasparenza che genera nel consumatore un diffuso atteggiamento di sfiducia nei confronti dell’industria. Questo è il punto a cui ci ha condotto la competizione globale basata essenzialmente sul prezzo, sulla automazione, sulle economie di scala. Un network inestricabile attraverso il quale gli ingredienti dei prodotti alimentari pervengono nel prodotto finale. Ecco il perché della sfiducia, a cui si aggiunge il problema della sicurezza alimentare da garantire: filiere troppo confuse per capire da dove viene un contaminante o una sostanza tossica. Basta ricordare le le esperienze della mucca pazza e della diossina nella carne di pollo. E questo riguarda i paesi evoluti".

Per questo occorre ripristinare le filiere alimentari, renderle visibili al consumatore, far dialogare produttori e consumatori a tutti i livelli. Rivoluzione possibile grazie alle opportunità offerte dalle tecniche di comunicazione e informazione. “Il modello è molto sinergico con la tradizione italiana delle Dop - conclude il professor Claudio Peri -, che va completata e valorizzata con una nuova comunicazione dei prodotti d’eccellenza che non vengono valorizzati a livello globale anche offrono tutte le garanzie al consumatore. Parte dei profitti che vanno alla distribuzione e alla ristorazione dovrebbero essere dirottati alla filiera e ai produttori delle materie prime. Senza questo non ci può essere sviluppo sostenibile. Sostenibilità e biodiversità sono valori che si possono garantire solo attraverso la trasparenza delle filiere alimentari, rimettendo in contatto chi produce con chi consuma”.