Il pericolo di prendere a calci il bel calcio

Hai ragione, Massimiliano. Che bello il calcio. Che bello questo calcio targato Genoa. Non parlo del gioco - troppo facile darti ragione in questi giorni - ma di questa capacità che ha il calcio, quando c’è di mezzo il Grifone soprattutto, a essere tutto e il contrario di tutto, a ribaltare le certezze di chi era convinto di averle. Dei tifosi, certo, ma anche e soprattutto di tanti addetti ai lavori. Hai tessuto le lodi di mister Gasperini. Del suo gioco e soprattutto del suo stile in campo e fuori. Neppure il tempo di leggerti e già mi fai venire in mente due motivi per ribadire che il bello di questo calcio sta proprio nella capacità di sorprendersi. Infatti mi hai sorpreso quando, da romanista, hai citato come similitudine per Gasperini, allenatori come Galeone, Marchioro e Zeman. Ma come? Ti sei già scordato il Barone? Nils Liedholm? Hai dimenticato la Roma che quando giocava contro squadre che si chiudevano a riccio, iniziava con Di Bartolomei a far girare palla con venti-trenta passaggi laterali a centrocampo finché non riusciva a stanare qualche difensore meno paziente degli altri e allora infilava la verticale giusta? Rispetto a Zeman, Gasperini non fuma neppure. Di Galeone, lo hai notato benissimo tu, non usa certo il «calendario» per scegliere i santi cui... votarsi neanche di fronte a una papera dei suoi.
Dicevo che i motivi di sorpresa erano due. Certo, due anni fa, di questi tempi, avresti scritto che Gasperini non è un allenatore da Grifo. Perché puoi dire tutto, tranne che sia il gemello separato alla nascita di Serse Cosmi. Di quell’allenatore (...)
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