Pericolo scozzese per l’Italia scossa dal caso Del Piero

Lo juventino a Capello: «Chiedo considerazione e rispetto». E a Montezemolo: «La Punto? Ci sono anche altre marche di auto»

Marcello Di Dio

nostro inviato a Glasgow

Le polemiche seguite alla visita lampo nel miniritiro di Palermo (dove a onor del vero non poteva giocare per squalifica), l’esclusione prima di Norvegia-Italia che non aveva molto digerito, anche se Marcello Lippi ammise di averlo avvisato con largo anticipo. Tutto dimenticato, dopo sei mesi torna a essere la nazionale di Francesco Totti. «Ora non lo lascio più, con lui ho grande feeling», disse il ct alla fine di giugno, sottolineando che tra lui e il giocatore non c’era stata nessuna rottura. Totti ha lavorato duro questa settimana, ha parlato a lungo con Lippi anche nell’allenamento di rifinitura. Sa che riavrà la sua maglia numero dieci che Lippi non aveva esitato in sua assenza a dare a Del Piero (anche se il bianconero non vuole parlare di dualismo). Per il ct sono i migliori rappresentanti del ruolo identificato con questo numero illustre per un calciatore. Sa che contro la Scozia – che all’andata rischiava di saltare per un taglio al piede, decisivi gli scarpini creati per lui dalla Diadora - dovrà giocare, in un trio con Vieri e Gilardino, esterno a sinistra. Ma a differenza di Del Piero versione Dublino (o Juventus in una fortunata stagione lippiana) il romanista sarà libero di agire anche dietro le punte. Totti ha voglia di rivincita: questa dovrà essere la sua stagione anche in azzurro. In quattro presenze con Lippi ha raccattato solo 297’ giocati e due gol. Otto in totale le reti in 46 presenze con la maglia della Nazionale. L’occasione di tornare a essere leader lo stimola, d’altronde Lippi li lascerà grande possibilità di manovra. Cosa che lui ama e oggi che ha una condizione al settanta per cento, vuole ancora migliorare. L’unico neo è quel silenzio in nazionale che sponsor e Rai gradiscono poco. Anche se fuori dal campo, si distingue per gesti delicati. Come aver firmato una maglia della Scozia insieme al capitano britannico Ferguson che verrà messa all’asta in beneficenza. O ancora per avere inviato la sua casacca azzurra con il numero dieci, insieme al pallone con tutte le firme degli azzurri, ai bambini superstiti della strage di Beslan di un anno fa. Totti, però, non parla. E tra tante bocche cucite (e polemica di Nesta, che dice di no a taccuini e microfoni nonostante l’invito del segretario dell’Assocalciatori Grazioli, che ha per ora fallito la missione di ridare la parola agli azzurri più ambiti), la voce tonante della vigilia è quella di Alex Del Piero. Che diventa protagonista pur rischiando di rimanere in panchina. Importanti le sue parole in chiave Juve, con una frecciata a Luca Cordero di Montezemolo che ieri aveva parlato del lancio della nuova Punto («Cassano testimonial ideale, è più sbarazzino»). E dire che la Fiat aveva già scelto per la Stilo nel 2002 un altro romanista eccellente, proprio Francesco Totti. «Ci sono altre macchine oltre alla Punto». Anche macchine non del gruppo? «Ho già detto abbastanza». Ma non manca la stoccatina a Capello, lo spunto arriva dalla domanda legata al fatto che lui debba ogni anno dimostrare qualcosa. Lo disse già un anno fa alla vigilia della partita con la Moldova, sfida nella quale segnò il gol del successo azzurro (era l’otto settembre 2004). «Sono sempre qui in nazionale, non pretendo nulla per quello che ho fatto in passato, ma un po’ di rispetto e considerazione sì. Comunque è giusto che il posto in squadra si conquisti sul momento». Ha ancora fame di campo questo Del Piero. Lippi non può che essere contento.