Il pericolo si chiama greggio

Crescita e inflazione preoccupano i banchieri centrali. Garganas: «I rischi sono aumentati»

da Milano

«I rischi per l’inflazione sono aumentati» in Eurolandia. Lo ha detto il governatore della Banca centrale greca, Nicholas Garganas, giunto a Basilea per partecipare alla riunione dei banchieri centrali dei dieci Paesi più industrializzati del mondo che si apre oggi.
E infatti all’ordine del giorno dei lavori di Basilea, ci sono proprio l’andamento dei tassi di interesse, il caro-petrolio e il suo impatto sull’inflazione, e la crescita economica, che negli ultimi mesi ha avuto un’accelerazione nell’eurozona. Non dovrebbero comunque mancare neanche accenni agli squilibri globali e ai tassi di cambio, anche alla luce dell’apprezzamento dell’euro nei confronti del dollaro, con la moneta unica che è salita fino a quota 1,27.
A sostenere l’euro è l’attesa per un rialzo dei tassi da parte della Bce: il mercato scommette sul fatto che l’Eurotower ritocchi all’insù il costo del denaro anche fino a 50 punti base nella prossima riunione di giugno che si svolgerà a Madrid. Il presidente della Banca centrale europea, l’ex governatore centrale francese Jean-Claude Trichet, ha infatti ribadito nei giorni scorsi di non escludere che la banca possa agire sui tassi fuori da Francoforte, a dispetto di quanto in molti sostengono.
Un’eventuale stretta monetaria servirebbe a mantenere la stabilità dei prezzi, visto che in aprile l’inflazione è tornata ad alzare la testa salendo al 2,4% e che nel breve periodo, secondo la stessa Bce, i prezzi al consumo sono destinati a rimanere sopra la soglia del 2%.
Per l’inflazione i rischi sono al rialzo e molto dipenderà dagli sviluppi del prezzo del petrolio, che viaggia sopra i 70 dollari dopo aver toccato, spinto dalle tensioni geopolitiche, nelle scorse settimane il massimo di tutti i tempi sulla piazza di New York a 74,10 dollari al barile. Il caro-greggio potrebbe inoltre avere effetti sulla crescita economica mondiale, rallentandola: secondo le stime del Fondo monetario internazionale, l’aumento dei prezzi del petrolio del 10 per cento circa potrebbe comportare una minore crescita mondiale pari all’1-1,5 per cento.
La riunione dei governatori del G10 di oggi cade nello stesso giorno in cui l’Unione Europea renderà note le proprie stime di primavera, in base alle quali l’economia di Eurolandia crescerà quest’anno e nel 2007 del 2,1 per cento (superiore quindi al +1,9 per cento previsto nelle stime intermedie). Per l’Italia, Bruxelles prevede un incremento del Pil dell’1,3 per cento sia nel 2006 sia nel 2007, maggiore quindi di quanto stimato per quest’anno dall’Fmi (+1,2 per cento) e dall’Ocse (+1,1 per cento).