Il pericolo di spalancare le porte

Ha ragione Letizia Moratti, quando sotto la spinta della sua fedelissima e cattolicissima assessora ai servizi sociali Mariolina Moioli sposa la tesi di Don Colmegna sulla solidarietà con i rom, o ha ragione la sua maggioranza che, con varie gradazioni, sostiene che Milano ha già dato e che, se mai, tocca ai comuni della provincia fare la loro parte? In un certo senso, hanno ragione tutt'e due. Il sindaco, memore del suo passato nel volontariato, non se la sente di scaricare una comunità senza dubbio sgradita al grosso della cittadinanza, ma pur sempre composta da esseri umani. I consiglieri comunali, a loro volta, non agiscono in base a pregiudizi come vorrebbe fare credere l'opposizione, ma perché sanno che i loro elettori attribuiscono alla moltiplicazione degli zingari una grossa fetta di responsabilità per l'aumento dell'accattonaggio molesto, dei furti di auto, dei saccheggi di appartamenti e di una serie di altre «turbative» della sicurezza, per cui la stessa Moratti è scesa in piazza. La notte scorsa, sindaco e maggioranza hanno trovato un compromesso sul bilancio, ma il contrasto di fondo rimane; e qui dovrebbe subentrare, in tutti, la impellente necessità di non proiettare all'esterno l'immagine di una città troppo accogliente verso i nomadi.
Questo è infatti, per il popolo rom un momento di grandi migrazioni. Gli 800.000 che finora vivevano in Romania hanno acquistato, con il 1° gennaio, il diritto di viaggiare liberamente nell'Unione Europea e l'Italia, se non altro per vicinanza e affinità linguistica, è una delle mete favorite. Quando poi devono scegliere una meta nel nostro Paese, sceglieranno in primis quella che il tam tam gli indica come più disponibile. Se si sparge la voce che proprio Milano è il posto migliore, saranno in molte migliaia ad arrivare qui; e la crisi di questi giorni ci sembrerà una scampagnata.