Una pericolosa smania di comando

Di certo non stiamo vivendo la migliore stagione politica di Milano. Dirlo non significa schierarsi pro o contro questa o quella parte politica, ma semplicemente guardare alla realtà, com’è dovere di chi scrive con l’ambizione d’essere obiettivo. Non faremo un lungo discorso, convinti come siamo che non servirebbe a nulla perché il lettore, tra l’altro, non ama le lungaggini. Quel che vogliamo dire in estrema sintesi è che in questa città stanno accadendo cose che non ci piacciono, e non soltanto a noi. Troppo chiacchiericcio, troppa presunzione e confusione, troppi dissensi artefatti nella stessa maggioranza, il che finisce per ostacolare e bloccare il governo dei problemi più seri. Il risultato è che i problemi della città rischiano di ingigantirsi e di creare sfiducia nei cittadini. Noi siamo amici di questa amministrazione e anche della maggioranza che dovrebbe sostenerla, ma siamo uomini di libero pensiero e, come credo sia noto, non taceremo mai ciò che vediamo. Perché quel che stiamo dicendo sia inequivoco, citiamo Massimo D’Azeglio, che nei suoi ricordi scrive: «Se le navi vanno generalmente meglio degli Stati, ciò accade per la sola ragione che in esse ognuno accetta la parte che gli compete, mentre negli Stati generalmente meno se ne sa e più s’ha la smania di comandare». Quel che sta accadendo, appunto. Ma ci torneremo.
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Mario Monti è stato chiamato da Sarkozy a dare suggerimenti per l’economia francese. Con lui è stato convocato un altro milanese, il costituzionalista Franco Bassanini, il che ci fa piacere anche se egli è culturalmente lontano da noi. A San Francisco è stato premiato l’oncologo dell’Istituto dei tumori di via Venezian Gianni Bonadonna che, riferiscono le cronache, s’è levato dalla carrozzina, dove il male attualmente lo costringe, e ha pianto. Infine, Benedetto XVI ha chiamato a Roma come responsabile della cultura in Vaticano monsignor Gianfranco Ravasi, prefetto dell’Ambrosiana, che così si è espresso: «Porterò Milano nel cuore». Abbasso la retorica ma, perdinci, un po’ d’orgoglio ai milanesi è concesso. Questa città è tutt’altro che da bere.