PERICOLOSO PER GLI AVVERSARI

Non abbiamo mai risparmiato nulla a Enrico Preziosi. Ogni volta che c’è stato da criticarlo o da fargli notare gli errori, l’abbiamo fatto.
In particolare, è stato un grandissimo errore la gestione di Genoa-Venezia. Poi, magari, è stato un errore in buona fede. Poi, magari, è stato un errore dovuto solo alla necessità di autodifendersi da quello che stava succedendo attorno al Torino. Poi, magari, è stato un errore punito con una durezza eccessiva per motivi che non c’entravano nulla con il calcio. Poi, magari, è stato un errore punito con una severità mai più vista in altre vicende analoghe capitate negli anni seguenti. Ma, comunque la si voglia vedere, è stato comunque un errore.
Ecco, proprio perchè abbiamo - e anche io personalmente - sempre dato a Preziosi le botte che erano di Preziosi, siamo doppiamente felici di dare a Preziosi quello che è di Preziosi. Al di là della sentenza sul caso Como le cui motivazioni sono state vergognosamente rese note all’indomani della promozione in A quasi a voler guastare la festa del popolo rossoblù. La provocazione, fortunatamente, non è andata a segno. E resta la festa.
Avrà pure una «spiccata pericolosità sportiva», come dicono le motivazioni, ma Enrico Preziosi negli ultimi anni ha dimostrato che la spiccata pericolosità sportiva è soprattutto per le squadre che si è trovato ad affrontare. Le promozioni in serie non si ottengono per caso, così come non si ottiene per caso l’affetto dei tifosi, anche se magari non quello degli ultras.
Preziosi, soprattutto, ha dimostrato di saper cambiare. Di costruire sui propri errori. Pensate all’atteggiamento nei confronti della comunicazione: un tempo era quasi sprezzante, pronto ad additare al pubblico ludibrio questo o quell’altro, generalmente del tutto incolpevoli. Ora, invece, dalle macerie lasciate da quell’atteggiamento, è nato un rapporto franco e corretto, onesto e rispettoso dei ruoli. Certo, magari a volte un po’ ruspante, ma certo migliore e più sano del fariseismo di tanti che si elevano a maestri di sport, come fossero delle linesotis del galateo calcistico. Senza peraltro aver mai letto, nè praticato, i dettami di monsignor Della Casa.
Altro pregio autocritico del Prez. Quando ha sbagliato - come ha sbagliato quest’estate con una squadra basata anche su alcuni giocatori inutili da Nieto a Rios, passando per Pedro Lopez e Barasso - ha saputo seguire i consigli degli ottimi consiglieri di cui si è circondato quest’anno: da Gasperini, ad Alessandro Gaucci, importantissimo, a Pastorello, per il quale parla il curriculum. Insomma, siamo lontani anni luce dal padre padrone che mangia giocatori e allenatori a colazione. E Preziosi è cresciuto anche in questo.
Ultimo particolare. Preziosi ogni giorno di più si conferma poco genovese. E, nella fattispecie, sul tema specifico degli investimenti nel calcio (che poi tornano con gli interessi), è un grandissimo complimento.
Preziosi, comunque la si pensi su di lui, ha regalato a un popolo una nuova capacità di sognare. Ed è qualcosa di più grande di qualsiasi promozione.