«Pericu assente perché pavido e opportunista»

Fabrizio Quattrocchi merita la medaglia d’oro, Giuseppe Pericu, invece, merita tutta l’esecrazione possibile: lo spiega il presidente emerito della Repubblica, il senatore a vita Francesco Cossiga, a proposito dell’assassinio del bodyguard genovese in Irak nell’aprile 2004 da parte di estremisti islamici e della recentissima diffusione del video con le ultime immagini di Quattrocchi appena prima della morte, in particolare nel momento in cui pronuncia la frase «Vi faccio vedere io come muore un italiano». Cossiga fa appello innanzi tutto al ministro degli Interni, Giuseppe Pisanu, con una interpellanza presentata nell’aula di Palazzo Madama, di proporre al Capo dello Stato Carlo Azeglio Ciampi il conferimento della massima onorificenza civile per la vittima dei criminali fondamentalisti. Nell'interpellanza, in particolare, il senatore a vita chiede al rappresentante del governo di sapere «se sia sua intenzione proporre al presidente della Repubblica la concessione della medaglia d'oro alla memoria del cittadino Fabrizio Quattrocchi, barbaramente trucidato in Iraq da terroristi dell'estremismo islamico, per la testimonianza resa al coraggio e alla dignità del popolo italiano al momento della sua atroce morte». Tutto questo, precisa Cossiga, «anche a tardiva riparazione del vergognoso comportamento usato per pavidità e opportunismo nei suoi confronti dal sindaco di Genova, signor Giuseppe Pericu, e dalle autorità religiose di quella città».
Immediata la replica di Pericu: «Confermo tutta la mia solidarietà e la mia commozione alla famiglia, come già feci nei giorni in cui apprendemmo la notizia della morte e accogliemmo a Genova la salma di Fabrizio. Vedo che anche Cossiga rilancia le accuse che aveva formulato a suo tempo: io e lui siamo ormai vecchi sardi e dopo una certa età si tende a ripetere se stessi, cosa che vale anche per il mio modo di replicargli». In effetti, l’ex capo dello Stato, per attaccare così pesantemente Pericu e le autorità religiose genovesi, non ha aspettato la diffusione del video, consegnato dall’emittente araba Al Jazeera che l’aveva ricevuto direttamente dai sequestratori dei quattro italiani, fra cui Quattrocchi, ma si era sempre rifiutata di trasmetterlo con la giustificazione che «le immagini erano troppo crude». La polemica di Cossiga contro il sindaco di Genova risale infatti ai giorni del funerale della guardia del corpo e si è alimentata a più riprese anche successivamente. «Alle sue esequie - aveva sottolineato fra l’altro Cossiga - una persona che peraltro è privatamente un gentiluomo, come il sindaco ulivista di Genova, si è rifiutato di partecipare» in quanto prigioniero delle forze politiche della sinistra. Atteggiamento, questo, che già in precedenza lo stesso Cossiga aveva censurato con parole di fuoco e ribadito nel momento in cui l’atteggiamento della sinistra faceva «venire il voltastomaco». «In Irak - rincarava la dose l’ex capo dello Stato - abbiamo visto la cattura di cittadini italiani e la barbara uccisione di uno di essi, cui un sindaco dell’Ulivo, vigliacco e opportunista, e prigioniero della maggioranza che lo sostiene, non ha avuto il coraggio di tributare il saluto della città di Genova». Secca, a suo tempo, la replica di Pericu: «Vedo che il senatore Cossiga insiste nell’attaccarmi. Ma poiché lui stesso ammette d’essere quanto meno affaticato, ritengo che non convenga dar peso più di tanto ai suoi giudizi». E ancora, come se non bastasse: «Cossiga invecchia e manifesta spiacevoli forme di affaticamento mentale». La controreplica del picconatore: «Io sarò rincoglionito, ma è sempre meglio che essere opportunista e vigliacco». A quel punto, la difesa di Pericu avviene in consiglio comunale: «Ho dovuto anche reagire agli insulti - ricorda il sindaco - La verità è che mi sono recato a onorare la salma. Il dolore è forte. Ma mi rendo conto che vengo accolto con grande distacco, non mi hanno neanche salutato. Penso: è perché ho detto no alla richiesta di esporre il feretro al Ducale, che però non è uno spazio comunale. Un’istanza provocatoria, dunque, fatta apposta per essere respinta, per creare tensione e caos, contro il sindaco cattivo e prigioniero delle forze del male». Infine: «La sensazione è che il funerale sia stato strumentalizzato da una parte politica per ottenere maggiori suffragi elettorali. Ecco perché non sono andato in cattedrale: per evitare che la mia presenza attizzasse polemiche, visto che il governo non aveva concesso l’ufficialità delle esequie. Solo don Gianni Baget Bozzo, che è così vicino a Dio, può parlare di fandonie».
Intanto, però, anche il fratello e la sorella di Fabrizio hanno parlato ieri di «qualcuno che dovrebbe vergognarsi», anche se non hanno fatto alcun riferimento esplicito al sindaco di Genova. «Se qualcuno - dichiarano - aveva dei dubbi che nostro fratello non fosse una vittima del terrorismo, spero che questo video gli faccia cambiare idea... Quelli che lo hanno infangato adesso dovrebbero vergognarsi. Nei giorni successivi all'omicidio - aggiunge ancora il fratello - avevamo chiesto il filmato al Ministero degli Esteri e alla procura di Roma. Ero anche pronto ad andare alla sede di Al Jazeera per averlo, ma la televisione araba non ci aveva mai risposto». La settimana prima di Natale - concludono i due congiunti di Quattrocchi - la Procura di Roma «era entrata in possesso del video. Ci chiedevano se volevamo guardarlo. Quanto sangue c'era... Anche se nella stanza eravamo solo noi e i carabinieri, abbiamo resistito. E oggi penso che sia giusto farlo vedere agli italiani e al mondo intero».
In serata arriva anche la risposta della Curia alle accuse di Cossiga: «Si ricorda che la Chiesa di Genova - è scritto nella nota ispirata direttamente dal cardinale Tarcisio Bertone - ha allestito la camera ardente per Quattrocchi nella chiesa parrocchiale di San Martino, quartiere di residenza della famiglia, e che l’arcivescovo cardinale Bertone ha offerto la cattedrale di San Lorenzo per la celebrazione delle esequie in forma solenne. Egli stesso ha presieduto la Santa Messa funebre alla presenza di autorità nazionali e locali e di rappresentanze militari».