Pericu dimentica Quattrocchi da venti mesi in un cassetto

La mozione per intitolargli una via è del maggio 2004 Oggi la sinistra getta la maschera

(...) genovesi considerano invece alla stregua di Carlo Giuliani. Oggi, in una parola, il sindaco e la sua maggioranza, che ha dato conferma della sua volontà di scavalcare all’estrema sinistra persino il direttore del Manifesto Gabriele Polo e tutti i più autorevoli esponenti dei Ds a livello nazionale, possono chiudere le polemiche. Basterà rispondere di sì alla mozione presentata dal capogruppo di Alleanza nazionale Gianni Bernabò Brea che chiede di dedicare una piazza o una via cittadina a Fabrizio Quattrocchi visti «il coraggio e la fierezza con cui un grande italiano ha saputo affrontare l’estremo sacrificio».
Se la maggioranza approverà questa mozione, da parte sua il consigliere di An (e probabilmente anche Matteo Rosso che sullo stesso argomento chiederà un chiarimento ai sensi dell’articolo 38 del regolamento comunale) è disposto a fare finta di niente, a «condonare» al sindaco e ai suoi l’ennesima figuraccia sulla questione. Non più tardi di martedì infatti, Giuseppe Pericu aveva dichiarato di essere disponibile a valutare l’opportunità di intitolare qualcosa a Quattrocchi «se arriveranno richieste formali». Peccato che proprio la richiesta formale di Bernabò Brea non sia di poche ore fa, ma sia stata depositata addirittura il 25 maggio 2004. Da quel giorno però il presidente del consiglio comunale non ha neppure ritenuto doveroso inserirla all’ordine del giorno delle decine di assemblee che si sono svolte fino ad ora. Un anno e otto mesi di silenzio, che ora accusa il sindaco e la sua maggioranza che di Quattrocchi non vorrebbero più sentire parlare e che, costretti dagli eventi, sono disposti al massimo a ricordare al pari di un ventenne mascherato che partecipava a un agguato a una camionetta di carabinieri armato di estintore rubato.
Non solo Giuseppe Pericu ha infatti citato l’esempio di Carlo Giuliani come quello da seguire eventualmente per dedicare un cippo al bodyguard genovese, riconosciuto come un eroe in tutta Italia. Anche i Ds genovesi faticano ad ammettere i loro errori su Fabrizio Quattrocchi. In consiglio comunale, il loro rappresentante più autorevole, il capogruppo Simone Farello, ha ribadito di essere disposto a seguire lo stesso iter, ricordando come per il cippo a Giuliani sia stata sollevata la questione dei dieci anni che devono trascorrere dalla morte di una persona prima che le si possa trovare uno spazio nella toponomastica cittadina. Una regola che all’epoca della vicenda Giuliani la stessa maggioranza aveva però fortemente criticato e che invece ora vorrebbe usare per non rispondere alle richieste su Quattrocchi.
Non solo. La sinistra genovese, ancora una volta in disaccordo con i compagni di tutta Italia, sorvola sul fatto che la regola dei dieci anni ha anche la sua eccezione. È infatti possibile derogare al principio generale se la persona da ricordare ha rappresentato per l’Italia un esempio positivo. È proprio quello che in Comune non vogliono ammettere a proposito di Quattrocchi. Ovviamente facendo finta di dimenticare che in città esistono molti esempi di vie e strade intitolate ben prima dei dieci anni dalla morte come avvenuto, solo a titolo di esempio, per Fabrizio De André (giusto ieri era il settimo anniversario della scomparsa e al Porto Antico la strada esiste da parecchio) o per Paolo Emilio Taviani. Per contro l’ex sindaco galantuomo Vittorio Pertusio ha dovuto attendere quasi dodici anni per ottenere pochi giorni fa il diritto a una targa, mentre Enzo Tortora è ancora in attesa di una delibera fantasma. E così Gianni Plinio di An chiosa ancora attaccando Pericu: «Continua a offendere l’eroico caduto, un concittadino coraggioso di cui tutta l’Italia va fiera». Quasi tutta l’Italia. Per la maggioranza della sinistra genovese, non la maggioranza di Genova, è solo un peso.